«Per cambiare il mondo aiuta le bambine»

In coincidenza con la distribuzione nelle sale Usa del film dedicato alla vita e alla testimonianza della giovanissima Malala, Premio Nobel per la Pace nel 2014, Michelle Obama ha deciso di lanciare un appello per l’educazione femminile. La giovane pakistana Malala venne premiata proprio per la sua lotta in difesa del diritto di istruzione di tutti i minori del mondo.“Oggi ci sono 62 milioni di bambine che non vanno a scuola” ha detto Michelle Obama. “Non stanno ricevendo alcuna istruzione formale, non imparano a leggere o a scrivere, non studiano la matematica, non stanno acquisendo nessuna delle competenze di base necessarie per provvedere a loro stesse e alle loro famiglie, e quindi non sono messe nelle condizioni di contribuire pienamente allo sviluppo dei loro paesi”, si legge in un messaggio che è stato ripreso dalla stampa Usa. “Il problema – spiega la First Lady – non è solo economico. E’ anche e soprattutto culturale”.Michelle Obama è ormai impegnata a diffondere questo appello in tutto il mondo, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Durante un suo recente viaggio in Medio Oriente, è andata a far visita alle studentesse in una scuola in Giordania, una struttura che ospita i figli delle famiglie fuggite dal conflitto in Siria. La moglie del presidente Usa, poi, nel Qatar ha partecipato anche ad una conferenza sull’educazione globale. “Ho esortato i paesi di tutto il mondo ad effettuare nuovi investimenti nelle leggi sull’istruzione femminile ed esprimerò una ferma condanna per alcune pratiche come le mutilazioni ai genitali femminili, i matrimoni con spose bambine, le consuetudini di connivenza con gli stupratori e le diseguaglianze sui posti di lavoro”, ha raccontato. Il problema, sostiene, non è solo economico. “Si dice che si potrebbe risolvere il problema se fossero messe a disposizione più borse di studio per le ragazze in modo che possano permettersi le tasse scolastiche, le uniformi, e gli strumenti didattici di base. Si dice anche che si potrebbe risolvere il problema se fossero; garantiti trasporti sicuri in modo che i genitori non debbano preoccuparsi del pericolo di violenze o sevizie sessuali nel percorso verso la scuola. Si dice infine che si potrebbe risolvere il problema se i bagni nelle scuole fossero adeguati alle ragazze con le prime mestruazioni. Molte di loro rimangono a casa durante il periodo. E’ vero che gli investimenti di questo tipo sono fondamentali per affrontare la crisi dell’istruzione delle nostre ragazze. È per questo che, la scorsa primavera, insieme con il presidente abbiamo lanciato ‘Let Girls Learn’, una nuova iniziativa per finanziare progetti di educazione soprattutto nelle zone di guerra o in quelle più povere o, infine, nelle aree colpite dal dramma dell’Hiv”. Il problema, afferma la First Lady, deve essere affrontato anche e soprattutto dal punto di vista culturale. “Non potremo affrontare la crisi dell’istruzione delle nostre ragazze fino a quando non decideremo di combattere le credenze culturali che perpetuano questa crisi. Sappiamo che il cambiamento giuridico e culturale è possibile perché abbiamo visto compiersi questo progresso nei paesi di tutto il mondo. Un secolo fa, le donne in America non potevano nemmeno votare. Era perfettamente legale per i datori di rifiutarsi di assumere le donne e la violenza domestica non era vista come un crimine, ma come una questione privata di famiglia. Le battaglie dei singoli e di intere generazioni hanno infine cambiato questo stato di cose”.Le ragazze che vengono educate, si sposano più tardi, hanno un tasso più basso di mortalità infantile e materna, sono più propense a vaccinare i propri figli e hanno meno probabilità di contrarre l’Hiv. Le ragazze istruite guadagnano stipendi più alti (dal 15 a 25 per cento in più per ogni anno di scuola secondaria seguito regolarmente) e le ricerche hanno dimostrato che lo sviluppo dell’educazione femminile può far crescere il Pil di un intero paese”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA