Ora si stringe la morsa intorno alla zona rossa VIDEO

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Il governo impone un cordone sanitario più rigido intorno ai dieci comuni della Bassa

Da focolaio a zona rossa, il governo istituisce una cintura di sicurezza particolarmente rigida per i 10 Comuni attorno al focolaio dell’ospedale di Codogno. La provincia di Lodi rimane l’area più colpita, con la metà dei casi di positività accertati al coronavirus in Lombardia, 50 su 100 secondo i dati disponibili ieri pomeriggio.

La zona rossa

Sono sempre i 10 Comuni già individuati il giorno prima dall’ordinanza del ministero della Salute e di Regione Lombardia quelli della zona rossa, e cioè Codogno, Castiglione d’Adda, Casalpusterlengo, Fombio, Maleo, Somaglia, Bertonico, Terranova dei Passerini, Castelgerundo e San Fiorano. Non si può escludere un allargamento della zona rossa nei prossimi giorni in funzione dell’evolversi della situazione epidemiologica. Il decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri impone un cordone sanitario rigido attorno a quei Comuni, in cui sarà impossibile uscire ed entrare e in cui sono sospese tutte le manifestazioni, gli eventi e le occasioni di aggregazione, le attività scolastiche, le attività produttive. All’interno della zona rossa, tra Comune e Comune, sarà possibile muoversi per le strette necessità (l’invito è a rimanere in casa), come specificato dal prefetto di Lodi Marcello Cardona, ma ci saranno tra i 30 e i 35 posti di blocco gestiti dalle forze dell’ordine per evitare l’ingresso e l’uscita dai 10 Comuni. Non è previsto per il momento l’arrivo dell’esercito. I servizi essenziali, compresi i negozi alimentari, continueranno a funzionare, e sarà consentito l’ingresso gestito per il rifornimento. Lo stesso prefetto ha stretto un accordo «con un importante operatore che si è reso disponibile a portare la spesa, effettuata online, casa per casa». L’operatore è Esselunga, i cui camion di consegna potranno entrare nella zona rossa, con autisti dotati di maschere e guanti e monitorati.

La zona gialla

A seguito dell’individuazione della zona rossa da parte del governo, Regione Lombardia ieri ha assunto un provvedimento che individua una zona gialla, corrispondente a tutto il territorio regionale. Ne hanno dato comunicazione il presidente Attilio Fontana e l’assessore regionale al welfare Giulio Gallera nel quotidiano punto della situazione in Regione Lombardia. «I divieti che abbiamo assunto per la zona gialla vanno nella direzione di impedire che il contagio si diffonda, e quindi fermiamo le manifestazioni pubbliche, i locali, i cinema, le discoteche, tutte quelle situazioni che possono essere favorevoli al contagio, comprese le scuole», ha dichiarato il presidente Attilio Fontana. La misura si è resa necessaria perché si è entrati in una fase 2 della diffusione del contagio, con l’estensione dei casi positivi al di fuori del focolaio di Codogno. «Stiamo lavorando per costruire modalità e meccanismi per la riduzione dell’epidemia – ha spiegato Gallera -. Nella prima fase abbiamo cercato di individuare e contenere la diffusione, ma oggi è evidente che le presenza di casi positivi in varie regioni e il numero crescente in Lombardia ci costringono a uno sforzo ulteriore. Non siamo in una situazione di pandemia, ma è bene evitare tutte le occasioni di socializzazione, e queste andiamo a regolare con l’istituzione della zona gialla».

La situazione domenica pomeriggio

Con i dati in continuo aggiornamento, l’assessore Gallera ha fotografato la situazione a ieri nel primo pomeriggio per fissare alcune certezze. «Abbiamo 112 casi positivi in Lombardia con 800 tamponi eseguiti e processati – ha detto l’assessore -. Il virus è molto contagioso, siamo al 12 per cento circa di casi positivi sui controlli già verificati. Su 100 casi di cui abbiamo i dettagli, 53 sono ricoverati in ospedale, di cui 17 sono in terapia intensiva. La zona del focolaio è quella in cui registriamo il maggior numero di casi, 49 su 100. Voglio sottolineare come, a parte alcuni casi di 30 e 40enni, il virus aggredisce soprattutto le persone anziane, e l’elemento della fragilità costituisce una discriminante rispetto all’esito della malattia. Oggi c’è stato un decesso all’ospedale di Crema, di una paziente anziana già ricoverata in Oncologia. Stiamo liberando più di 900 posti in terapia intensiva in tutta la Regione per far fronte a ogni situazione, e si stanno approntando le due strutture militari a Milano e Piacenza per concentrare eventualmente i casi da mantenere in isolamento».


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