Nuove regole per il lavoro, così la Sipcam a Salerano e a Lodi non si è fermata

Nuove regole per il lavoro, così la Sipcam a Salerano e a Lodi non si è fermata

La multinazionale dell’agrifarmaco ha due stabilimenti con 215 dipendenti

L’accesso agli ambienti comuni è regolamentato per garantire il rispetto della distanza di sicurezza. Quello agli spogliatoi invece è regolato da turni. Anche in mensa si entra in modo disciplinato e i posti a sedere sono distanziati, mentre intorno alle postazioni di lavoro di front-desk sono state posate barriere in plexiglas. Negli stabilimenti oggi tutto è regolato in fasce orarie diverse, dagli accessi, agli orari di lavoro ai cambi turno. Così il lavoro alla Sipcam Oxon – 500 dipendenti in tutto, 180 a Salerano sul Lambro, 35 a Lodi, 190 a Mezzana Bigli in provincia di Pavia e altri 120 snella sede amministrativa di Pero – si è rivoluzionato per l’emergenza Covid-19.

In un momento in cui in Italia si pensa e si organizza la fase 2, la prima multinazionale italiana dell’agrofarmaco, ha già scritto nuove regole e nuovi modelli di lavoro e di convivenza con il rischio contagio. Una sfida costruita nel tempo, sin dal 23 febbraio, a fronte del primo caso italiano emerso proprio nel Lodigiano, sede di due stabilimenti della multinazionale. L’investimento è stato ingente: 200 mila euro per gestire l’emergenza negli stabilimenti e mettere in atto nuovi metodi di lavoro. La piena occupazione è stata garantita per i 500 lavoratori, senza ricorso alla cassa integrazione, anche grazie al supporto dei partner cinesi, che hanno inviato le mascherine in quel momento introvabili in Italia.

Un solo caso positivo al Covid-19, prontamente messo in quarantena, è stato costituto un Comitato per la gestione della crisi e i lavoratori vengono informati, formati e responsabilizzati. Cambiamenti sono stati introdotti anche per le funzioni amministrative e commerciali, dove il 70 per cento della forza lavoro è in smart-working. A tutti gli addetti degli stabilimenti sono state distribuite mascherine di tipo chirurgico, mentre agli addetti a portineria, logistica e mensa sono stati donati di presidi del tipo FFP2, ai dipendenti sono forniti anche gel lavamani e soluzioni idroalcoliche per la pulizia di scrivania e tastiere.

«Grazie all’aiuto dei nostri partner cinesi – afferma Giovanni Affaba, Ceo di Sipcam Oxon - abbiamo potuto, non senza difficoltà, approvvigionarci di materiale di sicurezza in un tempo abbastanza breve. Se non avessimo ricevuto da loro le mascherine, avremmo avuto difficoltà a mantenere i siti attivi, rispettare il Dpcm e gli accordi sindacali. Proclami pubblici ne abbiamo sentiti tanti, ma non abbiamo visto nulla. A tutt’oggi non abbiamo marcate riduzione di volumi, ma sicuramente un aumento generale dei costi di produzione e di logistica».

«Con i Comuni dei nostri stabilimenti – interviene Nadia Gagliardini, presidente del gruppo - c’è stata una stretta collaborazione. Il fatto di aver tenuto aperti gli stabilimenti è stata una scelta coraggiosa che ha permesso a tutti i lavoratori di ricevere lo stipendio e mantenere un reddito a molte famiglie, magari già penalizzate dalla cassa integrazione del coniuge». Tramite un addendum al protocollo d’intesa tra Confindustria e organismi sindacali, al personale è stato fornito un documento sulla privacy per effettuare controlli sul loro stato di salute. «Siamo stati inizialmente penalizzati, nello stabilimento di Salerano sul Lambro, molto vicino a una dalle prime zone rosse, per l’effetto panico che ha generato dell’assenteismo – sostiene Riccardo Sforzini, responsabile Risorse umane del gruppo -. La rapidità con cui sono state intraprese le misure per la salute dei lavoratori e la loro condivisione hanno permesso una ripresa lavorativa efficiente».


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