Il vescovo: «Non lasciamoci intimorire: insieme per ripartire»
Sergio Mattarella e il vescovo monsignor Maurizio Malvestiti a Codogno

Il vescovo: «Non lasciamoci intimorire: insieme per ripartire»

Le parole di monsignor Malvestiti dopo l’incontro di ieri a Codogno

“Ripartire”… Visita fugace ma intensa quella del Presidente della Repubblica. E contributo di forte valore al nostro “ripartire”. Addirittura con entusiasmo, grazie alla memoria condivisa di un dolore non infecondo per ciò che ha risvegliato di umanità e di fede nei lunghi giorni di pandemia non ancora, purtroppo, conclusi. Memoria custodita nella coscienza collettiva, non solo ferita, bensì chiamata a coalizzare risorse preziose che emergono nelle calamità a rilanciare più convinta la vita. Dei singoli e delle comunità nel superamento di chiusure che l’esperienza ha dichiarato del tutto impraticabili. Solo insieme si persevera nella fatica. Insieme soltanto si riparte, non invano. È l’insieme civile ed ecclesiale, nell’intreccio tra le generazioni, a costituire la comune forza su cui contare. Fiducia e stima vicendevoli cresceranno a coltivare la tenacia per non lasciarci intimorire dai problemi, che non mancheranno, poiché altrettanto sicura e decisiva rimarrà la coscienza morale.

Ad evocare l’insieme, addirittura nazionale, è stato senz’altro capace il Presidente. La pacata e serena amabilità delle parole e dei gesti hanno favorito l’accoglienza della persona, del ruolo e del messaggio. Ma è forse il silenzio del suo affacciarsi all’interno del Cimitero l’apice di una vicinanza che ha reso indimenticabile la mattinata lodigiana, facendo di Codogno “non più sinonimo di emergenza ma di risurrezione sempre possibile”. Era l’auspicio che avevo espresso nella Chiesa di San Biagio, celebrando a porte chiuse per la città, esattamente il 3 maggio scorso. Lo risentivo nell’abbraccio sincero, consolante ed incoraggiante del Presidente. In quel “ci vediamo”, che mi ha detto uscendo dal Municipio di Codogno, alludendo alla successiva tappa al Cimitero, dove era previsto che lo ricevessi insieme al parroco monsignor Passerini. L’ho ringraziato per quanto di indimenticabile sta compiendo per offrire speranza e concordia al Paese, evidenziando l’apprezzabile segno per famiglie e comunità assunto dall’omaggio ai molti che ci hanno lasciato.

Ed ho espresso il saluto dei sacerdoti che hanno accompagnato alla sepoltura nell’intera diocesi oltre 700 vittime. Ne hanno custodito i feretri nelle chiese in diversi casi, prodigandosi con la comunità diocesana nella possibile solidarietà a sostegno della gente, con celebrazioni e preghiere trasmesse on line ed in altre forme di vicinanza, specie nei confronti dei poveri. Il suo grazie e la comprensione per la gravità della prova mi hanno indotto a confidargli che l’avevo ricordato nella Messa al mattino con l’apposita preghiera liturgica, chiedendo per il Presidente della Repubblica prosperità e salute a bene e unità per la comunità nazionale.

Ero vicino in Municipio alla crocerossina che sarebbe intervenuta a nome dei volontari. Ne avevo presagito la commozione. Ma è forse quella la migliore riposta alla visita del Presidente: un appello al dono di sé che avvicina il dolore all’amore. Per “ripartire”! 
+Maurizio, vescovo di Lodi


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