Mancano 10 medici di famiglia, situazione critica nella Bassa
Un ambulatorio medico: la sanità territoriale è destinata a tornare al centro delle strategie di prevenzione

Mancano 10 medici di famiglia, situazione critica nella Bassa

Solo in 4 hanno scelto il Lodigiano dopo la bufera Covid che tra Lodigiano e Sudmilano si è portata via sei professionisti

Mancava 10 medici, il nuovo bando si è chiuso, ma solo 4 hanno scelto il Lodigiano. Uno andrà a Maleo e l’altro a Casale, se non cambieranno idea. Entro il 20 agosto, infatti, possono fare dietrofront. Gli altri due dottori devono ancora selezionare la sede. La situazione, non tanto in città, quanto piuttosto a Zelo, Mulazzano e poi nella Bassa, dove mancano 7 camici bianchi, è davvero critica per quanto riguarda i medici di famiglia.

Tra Lodigiano e Sudmilano, il coronavirus, inoltre, non dimentichiamolo, si è portato via 6 professionisti: 4 nel Lodigiano, che non erano neanche vicini alla pensione, uno a San Donato e uno a San Giuliano.

La provincia di Lodi ha pianto la morte di Marcello Natali, medico di Caselle Landi, Castelnuovo, Codogno e Cornovecchio, Giuseppe Borghi, medico a Casale, Ivano Vezzulli, in servizio a Maleo, e Andrea Carli di Castelgerundo e Codogno. San Donato ha perso, invece, Marzio Carlo Zennaro e San Giuliano Roberto Lovotti.

L’anno prossimo andranno in pensione altri due medici, ma nel 2022 sarà ancora peggio, visto che cesseranno per raggiunti limiti di età 9 dottori. Attualmente, in provincia di Lodi, i medici di famiglia sono 145, 30 i pediatri. Per questi ultimi non si sono mai evidenziate criticità (l’1 luglio a Sant’Angelo andrà in pensione la dottoressa Castelli, ma i suoi bambini saranno distribuiti tra gli altri pediatri), per i medici di famiglia sì. Su 10 posti che mancano, nel Lodigiano, hanno accettato il posto di titolare in 4. Il 25 maggio è arrivata la loro lettera di adesione. Uno ha scelto Maleo, l’altro Casale e gli altri due devono ancora esprimersi. Il 20 agosto prenderanno servizio e, fino ad allora, possono cambiare idea e selezionare la sede per coprire l’ambito carente. Zelo e Mulazzano non sono stati selezionati da nessun medico, quindi restano coperti da sostituti. Anche nella Bassa la situazione è critica. Mancano 4 medici nell’area di Casale e 3 in quella di Codogno. A Caselle Landi, al posto di Marcello Natali, c’è la giovane sostituta dottoressa Benedetta Viani, ma a luglio farà un passo indietro perché deve prepararsi al percorso di specialità.

Ad essere carenti sono anche Brembio (non c’è alcun sostituto, ma i pazienti del dottor Francesco Cambiè, ora in pensione, si sono distribuiti tra gli altri camici bianchi in servizio), Guardamiglio e Secugnago, dove il medico andrà in pensione a settembre.

I neolaureati che si sono fatti avanti per dare una mano e coprire il territorio, in emergenza Covid, adesso stanno lasciando perché devono finire di studiare per la specialità. Il problema dei sostituti è la temporaneità: restano in ambulatorio per 2, 3, 5 mesi, poi lasciano per fare altro e il posto resta scoperto. Spesso poi, si fa fatica anche a trovare i sostituti. Tutti vogliono andare a Milano.

Quest’anno l’Ats guidata da Walter Bergamaschi ha aumentato i posti nelle scuole di specialità. Oltre a Lodi, che ha aperto lo scorso anno, il San Paolo e Niguarda, sono diventati luoghi di formazione anche Garbagnate e il Fatebenefratelli di Milano. I dottori sperano nell’ampliamento del decreto Calabria che dà la possibilità ai medici che non hanno ancora finito di studiare di iniziare a lavorare, prendendo almeno 650 pazienti in carico, invece di 1500. Nel 2019 ne erano entrati in servizio 2 senza diploma.  


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