«Meglio una zona rossa oggi che un boom di contagi domani»
Il ponte di San Rocco tra Emilia e Lombardia

«Meglio una zona rossa oggi che un boom di contagi domani»

L’amara riflessione del sindaco di San Rocco al Porto Matteo Delfini

Durante il primo lockdown un programma Tv aveva fatto incontrare due nonni e i nipoti al confine tra Lombardia ed Emilia sulla ciclabile del ponte sul Po. Oggi a San Rocco al Porto la situazione è più o meno la stessa se non più estraniante di otto mesi fa, con i sanrocchini in zona rossa e quindi impossibilitati a muoversi perfino dal territorio comunale, e nonni, zii, fratelli e nipoti, se non compagni e fidanzati, nell’Emilia zona gialla con molte meno restrizioni. Laddove la differenza nei numeri del contagio non è tale da giustificare le differenti misure. Testimone delle due realtà è il sindaco Matteo Delfini che lavora in Comune a Piacenza e dello status quo però non vede tutto nero: «È ovvio che c’è chi è amareggiato dalla Lombardia zona rossa perché non può andare e venire come gli pare e piace ma la maggior parte capisce che è meglio essere in zona rossa con meno contagi che arrivarci dopo con contagi più alti – osserva -. I sanrocchini che hanno affetti dall’altra parte del Po e non li possono vedere sono tanti, ma del resto non potrebbero andare a trovare i parenti neppure se abitassero a Caselle Landi». Il riferimento è al divieto di spostamento anche all’interno del proprio Comune, a qualsiasi orario, salvo che per motivi di lavoro, necessità e salute. Oltre al divieto di muoversi da una regione all’altra e da un comune all’altro. E mentre nella vicina Piacenza negozi e bar sono aperti, a San Rocco al Porto è sceso il coprifuoco su tutte le attività non indicate nell’ultimo dpcm. Su questo fronte Delfini è al lavoro per assegnare agli esercenti in lockdown un sostegno economico con i 40mila euro di aiuti governativi ancora a residuo.

IL CONFRONTO IN CIFRE

Ecco un confronto tra i dati, con l’Emilia che in questo primo ulteriore giro di vite del Governo Conte non è stata declassata a zona arancione. La provincia di Piacenza ha toccato ieri gli 8mila 495 casi registrati ufficialmente da inizio pandemia, il 20 febbraio. Rispetto ai 287mila abitanti circa, il 2,96 per cento della popolazione si è contagiata. Il 1 luglio i contagiati erano 3mila 949, con un incremento a ieri di circa l’86,87 per cento. Nessun decesso è stato riportato ieri, ma il giorno prima erano stati 4, e la provincia di Piacenza ha sfondato quota 1000 morti con Covid-19 già il 23 ottobre scorso. Nell’ospedale cittadino sono occupati 13 posti di terapia intensiva. Il Lodigiano ieri ha raggiunto quota 6mila 377 positivi al Covid-19 dall’inizio della pandemia, pari al 2,77 per cento della popolazione circa. Al 1 luglio le persone contagiate erano 3mila 578, e da allora a oggi c’è stato un incremento del 78,23 per cento dei casi. I decessi con coronavirus sono stati 716 dall’inizio della pandemia, mentre i posti letto occupati in terapia intensiva al Maggiore di Lodi sono 6 (e altri 2 a Codogno), anche se è corretto ricordare che da Lodi ci sono stati trasferimenti a Cremona, Pavia (Policlinico San Matteo) e Milano (Ospedale Sacco).

Dunque, i numeri dei due territori sono per volti versi simili, e anzi sembra che il virus abbia colpito più duramente il Piacentino rispetto al Lodigiano. Anche il rapporto con Milano, la città che al momento sembra più esposta al rischio contagio, è molto simile, dal momento che entrambe le città muovono una considerevole mole di pendolari (peraltro sulla stessa linea ferroviaria). Eppure, quel ponte che separa San Rocco al Porto da Piacenza città vuol dire tutto, perché l’Emilia Romagna nel suo complesso ha dati migliori rispetto alla Lombardia nel suo complesso, e anche la pressione sugli ospedali, a livello regionale, per il momento è ancora diversa. E quel ponte può essere attraversato solo per «comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute».


© RIPRODUZIONE RISERVATA