Mediglia, ha “vestito” oltre 200 Barbie

Mediglia, ha “vestito” oltre 200 Barbie

Per i famosi giocattoli, ne possiede circa duecento,

la donna ha confezionato i vestitini più svariati:

«La prima la presi per consolare la mia nipotina»

Confezionare abiti in miniatura, per diletto, sui profili delle Barbie. Sono passati circa 30 anni da quando Luisa Bianchini, residente a Mediglia, ha intrecciato per la prima volta la sua abilità con ago e filo, ereditata dalla sorella sarta, assieme alla passione per la celeberrima bambola più venduta al mondo. Una folgorazione che ha colpito la donna, oggi 72enne, negli anni ’80 e che è proseguita fino ai giorni nostri.

Tutto è iniziato casualmente, quando «per consolare mia nipote che si era fatta male, ho preso dei tessuti al fine di cucire dei vestitini da far indossare alle sue Barbie - ripercorre Luisa Bianchini -. Per Natale le confezionai altri capi e riscontrai il suo entusiasmo».

A partire da quell’istante, quello che era cominciato come gioco diventò un vero e proprio hobby, da coltivare in ogni momento libero della giornata. La medigliese si dedicò dunque all’acquisto di Barbie e tessuti per fonderli insieme alla sua maestria e creare delle vere e proprie minuscole opere d’arte che oggi fanno bella mostra in uno spazio a loro dedicato.

Una sorta di laboratorio casalingo, qualitativamente al pari dei grandi artigiani, che in tre decenni ha agghindato, di tutto punto, circa duecento esemplari. Ce n’è, infatti, di tutti i tipi: dalla Barbie medievale alla riproduzione, più attuale, di una coppia di veline, ovviamente una mora e una bionda. Oppure, una bambola in versione brasiliana, la cui gonna, composta da varie strisce di volant (stoffa pieghettata o arricciata nda), misura complessivamente 40 metri. Nessuna omologazione, però, perché tutti i modellini sono diversi l’uno dall’altro, anche a seguito della doviziosa cura nei dettagli: ciascuno è stato personalizzato in

base allo stile, con ornamenti di bellezza come ad esempio: collanine, ombrellini, cappellini. Qualcuno di essi è stato, addirittura, adagiato su graziosi divanetti o altalene, realizzati ad hoc dal coniuge Renato Falce, il quale dà man forte alla passione della propria moglie.

Una cospicua collezione, perciò, che fa bella mostra di sé nei ripiani di un mobile del salotto di caa, ma che prossimamente verrà riportata fuori, affinché chi ne abbia voglia possa beneficiarne. «Per diversi anni ho esposto le mie Barbie - aggiunge-. Dal 1996 fino al 2009, ho partecipato a una cinquantina di eventi sul territorio» e adesso l’intenzione è quella di riprendere, per mostrare i sorprendenti lavori realizzati da quella che può essere considerata, a tutti gli effetti, la sarta delle Barbie.


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