Matteo Boneschi: il Lodigiano, il verde, l’agricoltura

Matteo Boneschi: il Lodigiano, il verde, l’agricoltura

Oggi il Lodigiano non è più solo agricolo. Ma l’espansione di attività produttive, logistica, urbanizzazioni e impianti energetici, accanto agli ettari rubati ai campi dalle nuove infrastrutture, non impedisce all’agricoltura di rimanere un tratto distintivo della nostra provincia. Ne è convinto Matteo Boneschi, assessore leghista che nella giunta di Palazzo San Cristoforo gestisce appunto la delega al mondo dei campi, ma anche a caccia e pesca, sport, politiche giovanili, sicurezza e protezione civile.

Davvero un bel pacchetto di competenze, e comunque un osservatorio privilegiato, il suo, per poter dire che “l’agricoltura resta un comparto preponderante sul territorio. E’ vero che negli anni scorsi il trend non è stato molto positivo, ma nell’ultimo periodo sono cominciati ad arrivare segnali di lenta ripresa. Certo - prosegue l’assessore -, rimangono alcuni comparti in forte difficoltà, come quello dei suini ma, come è stato ribadito anche nel corso della recente assemblea degli allevatori dell’Apa, si sta pensando a un’incentivazione dell’allevamento del suino “leggero” o “intermedio” al posto di quello “pesante” per uscire dalla crisi”.

Del resto, i problemi della suinicoltura erano emersi anche a novembre, nell’ultima Fiera di Codogno. A proposito, assessore, rimarrà quello l’appuntamento principe dell’agricoltura lodigiana?

“Assolutamente sì. Anche quest’anno garantiremo la partecipazione all’appuntamento di Codogno, che non è solo la fiera della Bassa ma di tutta la provincia. Se poi dovessimo riuscire ancora a sfruttare la coincidenza di un concorso nazionale come quello delle frisone, sarebbe un risultato eccezionale; ma in ogni caso quella di Codogno rimane la manifestazione più importante del territorio”.

Immaginare il futuro dell’agricoltura significa parlare soprattutto di agroalimentare.

“In effetti, la nostra azione è orientata fortemente alla valorizzazione del marchio Lodigiano Terra Buona. Ci muoveremo in due direzioni. Da un lato i controlli, grazie a un accordo di partnernariato con il Parco Tecnologico Padano per l’attività ispettiva e per la verifica della tracciabilità genetica dei prodotti, nel rispetto dei disciplinari approvati. Dall’altro lato, l’intesa con il Consorzio per la valorizzazione dei prodotti tipici, che eviterà di creare confusioni sui marchi e si preoccuperà di incentivare l’aspetto della promozione commerciale. Lodigiano Terra Buona è destinato a crescere ulteriormente: dopo i tre nuovi disciplinari approvati l’anno scorso, stiamo lavorando adesso su quello del gelato. Rimane invece in stand-by per alcuni problemi tecnici quello della birra. E ci stiamo occupando dell’ingresso di nuove aziende di produttori di suini”.

Iniziative di diffusione dei prodotti marchiati sono già partite?

“Basti pensare a quella avviata con i comuni del territorio per l’introduzione di Lodigiano Terra Buona nelle mense scolastiche; che tra l’altro si accompagna anche all’altro progetto cui teniamo particolarmente, quello del Lodigiano Acqua Buona, per l’uso dell’acqua che esce dai rubinetti, curato in collaborazione con il Sal. C’è poi la Rassegna gastronomica, che ha sempre uno straordinario successo e nella quale abbiamo imposto almeno tre prodotti a marchio in ogni menù, accanto all’obbligo di distribuire la “raspadura”, vero simbolo della tradizione culinaria lodigiana”.

Con la grande distribuzione, dopo il confronto tra Auchan e Provincia, sono stati avviati contatti per vendere prodotti lodigiani doc sugli scaffali?

“E’ proprio uno dei compiti che saranno affidati al Consorzio, accanto a una sensibilizzazione dei prodotti di vicinato. C’è poi tutta la partita delle mense degli enti pubblici e del settore sanitario, o della promozione attraverso il catering. Già adesso, quando organizziamo banchetti e rinfreschi, usiamo prodotti di Lodigiano Terra Buona”.

Ma se sull’agroalimentare i risultati già si vedono, come siamo messi sull’agrituristico, soprattutto in vista dell’appuntamento con Expo 2015?

“La speranza e l’impegno per i prossimi anni riguardano lo sviluppo di questo settore, per il quale la domanda è in crescita. Purtroppo non possiamo prescindere da situazioni strutturali che potrebbero rappresentare un limite: la grossa azienda lodigiana tipo è la meno adatta alla differenziazione dell’offerta. Ma qualcosa si muove e se rispetto alle altre province lombarde il Lodigiano è ancora indietro su questo fronte, registra invece un più forte incremento delle fattorie didattiche, dove tra l’altro si svolge la parte prevalente di “Scuole in campo”. Per quanto riguarda i progetti di educazione scolastica, nell’ultimo anno sono state coinvolte ben 417 classi per un totale di più di 8mila alunni in 22 progetti differenti. Numeri importanti”.

Restiamo ai turisti: il Lodigiano ai forestieri si presenta con una patente ambientale importante, il verde. Cosa si sta facendo per potenziarlo?

“Attraverso un bando della Fondazione Cariplo abbiamo avuto il finanziamento per lo studio di fattibilità del Plis (Parco locale di interesse sovracomunale, ndr) del Po, che nei nostri obiettivi deve interessare tutti i comuni dell’asta lodigiana del fiume. Vogliamo valorizzare tutta quell’area perché la riteniamo strategica per il turismo e anche per la caccia e pesca, oltre che per il cicloturismo, perché è quanto di meglio il Lodigiano possa offrire. C’è poi il Plis del Brembiolo per il recupero delle lanche di Zorlesco e, sempre a Casalpusterlengo, ancora grazie alla Cariplo, stiamo verificando la fattibilità della riqualificazione degli spazi agricoli interclusi previsti dal progetto della nuova tangenziale. Per quanto riguarda il capoluogo, lo scorso anno è stato realizzato il terzo e ultimo lotto della Foresta di pianura, all’ex Sicc, dopo quelli alla Coldana e all’Isolabella. Infine, voglio ricordare l’adozione del Piano di indirizzo forestale che fotografa una situazione che vede nel Lodigiano solo 2.260 ettari di bosco. La previsione è di arrivare a più di 6.000, ma anche in quel caso sarà sempre molto poco, sotto il 4% della superficie agricola totale”.

Terzo fronte di sviluppo del mondo dei campi è quello agroenergetico (tra l’altro il Lodigiano è già stato accreditato di un distretto agroenergetico che ha sede presso il Parco Tecnologico e che si accompagna al distretto del latte e a quello, interprovinciale, del pomodoro). Anche qui come altrove cresce la richiesta di autorizzazioni per biogas e fotovoltaico?

“Per quanto riguarda gli impianti di biogas, abbiamo già ampiamente superato le risorse previste dalla Regione Lombardia. Invece, per il fotovoltaico siamo impegnati a contenere gli effetti deleteri legati a un uso eccessivo di questa tipologia di impianti sui campi: il fotovoltaico a terra non è una soluzione ottimale; sui tetti è sicuramente meno impattante”.

Veniamo alla caccia, che pur registrando un calo fisiologico delle doppiette, resta diffusa sul territorio. È in elaborazione il nuovo piano faunistico-venatorio...

“Un piano che parte da una ricognizione del territorio per identificare la superficie utile alla caccia, per valutare la redditività delle zone coinvolte e per introdurre tutta una serie di indicazioni tecnico-scientifiche che poi ci diranno come procedere anche nella definizione degli ambiti: se uno solo, o se continuare con i due attuali, quello Nord e quello Sud. Quest’ultimo in particolare, ha sempre vissuto dinamiche interne un po’ particolari: nell’aprile dell’anno scorso era stato commissariato dopo la bocciatura del bilancio; oggi stiamo perseguendo l’iter per la sua ricostituzione. Confidiamo che il nuovo comitato possa svolgere regolarmente le sue funzioni e proseguire nel mandato”.

Nel piano faunistico-venatorio si parla anche di abbattimento di animali nocivi alla fauna autoctona, come le nutrie, vero?

“Sì, nel piano in vigore si fa riferimento al contenimento di nocivi come nutrie o come la volpe, di cui è stato autorizzata la cattura di 27 esemplari. Il nuovo piano dovrà verificare la necessità di controllo anche di altre popolazioni: ci arrivano ad esempio segnalazioni relative alla mini-lepre, al piccione e al cormorano, che è un forte predatore della fauna ittica. Ma è un tema sempre molto delicato, nel quale si scontrano posizioni radicate e contrapposte. Per cui ogni scelta dovrà essere fatta su basi tecnico-scientifiche assolutamente inattaccabili”.

E per quanto riguarda la pesca?

“Sono state attivate misure per il ripopolamento di alcune specie, come il luccio e la trota marmorata, o per il contenimento del siluro. Anche da parte dei pescatori c’è una grande attenzione a questi aspetti, e arrivano persino ad autolimitare la loro passione pur di contribuire a costruire una vera prospettiva a questo settore. Per quanto riguarda il luccio, poi, voglio segnalare un percorso di verifica dei requisiti di quello autoctono, che abbia come obiettivo finale un ripopolamento che non avvenga più con specie in arrivo da allevamenti danubiani, estranee alla nostra fauna”.

Sul rispetto dell’ambiente si impegnano le guardie ecologiche volontarie (“Come ente, ci occupiamo del loro arruolamento e della loro formazione con il Comune di Lodi e il Parco Adda Sud”) e naturalmente la Polizia provinciale, un corpo che è stato potenziato e che ha ormai un ruolo importante anche sul fronte della pubblica sicurezza.

“In quest’ottica abbiamo attivato delle convenzioni con alcune amministrazioni locali: ad esempio, con Mulazzano per la gestione delle sanzioni amministrative, che ci ha permesso uno snellimento dei costi e di liberare più personale sulle strade; o con Zelo, per il pattugliamento della Paullese. Vogliamo arrivare a definirne di nuove nel prossimo futuro, privilegiando quei comuni che non hanno corpi di polizia autonomi o ne hanno con personale troppo ridotto, così da garantire sempre il necessario presidio del Lodigiano. Proseguiranno anche i cosiddetti Smart (Servizi di monitoraggio aree a rischio del territorio, ndr), operazioni nelle quali la Polizia provinciale fa da capofila e opera congiuntamente ai corpi di Polizia locale e con il coinvolgimento delle forze dell’ordine di Stato, grazie al coordinamento della Prefettura. In tali occasioni, la Protezione civile mette a disposizione gli apparati per garantire le comunicazioni tra tutte le pattuglie coinvolte, e a proposito di Protezione civile voglio segnalare il corso base per l’arruolamento di nuovi volontari previsto tra aprile e maggio e il progetto di una grande esercitazione provinciale in autunno”.

Nell’ampio ventaglio delle sue competenze, assessore, figurano anche i giovani e lo sport.

“Sì. Non dimentichiamo tra l’altro che la delega alle politiche giovanili non esisteva in passato e con la sua istituzione la Provincia ha voluto testimoniare la grande attenzione che intende riservare a questo settore. Primo passo, accanto a importanti iniziative di prevenzione delle devianze, come l’abuso di alcol, è stato il progetto per l’istituzione del Coordinamento provinciale della gioventù, di cui poco più di un mese fa si è insediato il consiglio di presidenza, composto da tre consiglieri provinciali di età inferiore ai 35 anni e che avrà il compito di predisporre lo statuto e gli scopi del Coordinamento. Non vogliamo farne un organismo che cali dall’alto delle iniziative, ma un luogo di confronto vero in cui far emergere le istanze dei giovani lodigiani”.

Per lo sport, che in fondo rappresenta anche un’opportunità di socializzazione e crescita per i giovani, cosa state facendo?

“Intanto, è in via di definizione un protocollo d’intesa con Ufficio scolastico territoriale e il Coni per l’educazione motoria nelle classi: andremo a incrementare le ore di docenza di personale specializzato in particolare per i più piccoli e al Coni chiederemo di promuovere una grande manifestazione finale con tutte le scuole partecipanti. Riproporremo poi quello che è stato ribattezzato proprio dal “Cittadino” il “Mundialito per Club”, una manifestazione di calcio che ha riscosso grande successo. Infine, un’altra cosa fatta in passato e da riproporre, compatibilmente con le risorse a disposizione, è la maratona di carattere provinciale”.

A proposito di risorse, le ristrettezze di bilancio non rischiano di colpire proprio settori come il suo?

“Inevitabilmente in questo momento le risorse sono ridotte, per tutti. Ecco perché vorremmo far capire alle diverse società e associazioni che operano nel Lodigiano che se si vogliono organizzare iniziative importanti sul territorio bisognerebbe evitare di “polverizzarle” troppo, e mettersi invece insieme, più soggetti possibili, per rendere ogni singola manifestazione il più appetibile possibile per il pubblico e per eventuali sponsor privati”.


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