Martiri del poligono, Lodi non dimentica

Martiri del poligono, Lodi non dimentica

L’Anpi e l'amministrazione ricordano i 5 partigiani uccisi dalle milizie fasciste

Cinque giovani torturati e barbaramente uccisi dalle milizie fasciste, senza nemmeno la dignità di un processo: è proprio affinché non si ripetano mai fatti simili che non bisogna dimenticare i Martiri del poligono. Sabato mattina si è tenuta la consueta commemorazione, in onore di Oreste Garati, Ludovico Guarnieri, Ettore Maddè, Franco Moretti, Giancarlo Sabbioni: catturati nel pomeriggio del 21 agosto 1944 e fucilati il giorno successivo. Dopo la deposizione della corona dell’Anpi al poligono di tiro, avvenuta alle 9.30, la celebrazione è proseguita all’Incoronata, con la Messa in suffragio dei caduti, e si è conclusa infine con i discorsi sotto al palazzo Broletto.

Il primo a prendere la parola è stato il vicesindaco Lorenzo Maggi, in rappresentanza dell’amministrazione comunale. «Non limitiamoci al momento celebrativo - ha esordito Maggi -, ma impegniamoci a fare profondamente nostra la comprensione dell’opportunità che ci è stata offerta di costruire un futuro libero, risultato della scelta di chi ha combattuto la crudeltà del regime fascista e si è sacrificato per consegnarci una vita migliore. Un lascito tanto prezioso deve essere onorato ogni giorno. Siamo responsabili e custodi di questa conquista a caro prezzo». Nel suo discorso Maggi ha sottolineato infine come, drammaticamente, ancora oggi in molti paesi vigano dittature repressive: «Paesi come la Corea del Nord, la Siria, l’Arabia Saudita, la Libia, la Cina, l’Iran, la Bielorussia, Cuba e il Venezuela, per non citarne che alcuni. In tutti questi paesi la speranza viene sempre dai giovani che non si rassegnano e si oppongono a un presente di privazione della libertà, manifestando, scendendo in piazza e combattendo per un futuro libero e democratico».

La parola è poi passata a Isabella Ottobelli, presidente dell’Anpi provinciale del Lodigiano: «La tragica vicenda dei Martiri del poligono è sempre viva nel commosso ricordo della popolazione lodigiana, anche per la brutalità e l’efferatezza con cui furono gestiti l’arresto e gli interrogatori nella caserma di via San Giacomo. Le celle sono rimaste com’erano allora, tragico monito di una terribile vicenda di dolore e sopraffazione». Ottobelli ha letto quindi un brano dello storico Ercole Ongaro, ricordando infine che al ricordo deve unirsi l’azione: «La memoria deve essere uno strumento di cambiamento, deve far nascere nuovi modi di vivere insieme, nuove politiche. Dall’emozione, la memoria deve passare alla ragione, alla critica, alla costruzione; ricordare non basta se non è l’inizio di un’azione condivisa per costruire un futuro diverso, più giusto e più solidale. Ricordare oggi il sacrificio dei Martiri del poligono vuol dire conservare la capacità di indignarsi di fronte alle ingiustizie e agli errori del presente, facendo in modo che le vicende della Resistenza, con il suo patrimonio di valori e di ideali, continuino a vivere nelle coscienze e nelle scelte di vita di tutti i cittadini. Vuol dire rivendicare e chiedere la piena applicazione della costituzione della Repubblica Italiana».

Vennero uccisi dai fascisti al poligono di tiro anche Pietro Biancardi e Giuseppe Frigoli, di Livraga, Paolo Sigi, di Fombio, Ferdinando Zaninelli, di San Martino in Strada e Antonio d’Arco, di Eboli (in provincia di Salerno), il 31 dicembre 1944. L’8 marzo 1945 fu fucilato Rosolino Ferrari, di Codogno.


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