Lodi fa scuola ai medici da tutta Italia

Lodi fa scuola ai medici da tutta Italia

Ogni anno l’ospedale Maggiore attira 2500 persone tra studenti e professionisti per la formazione

Vengono nel Lodigiano da tutta Italia, per apprendere sul campo come devono o dovranno lavorare per curare i loro pazienti. Sono centinaia, tra studenti e medici già in carriera, quelli che ogni anno si recano all’ospedale Maggiore di Lodi per prendere lezioni fondamentali per la loro professione. «Sono 2600 le persone che ogni anno vengono da fuori a fare formazione - spiega il referente dell’Asst Lucio Raimondi -. Per quanto riguarda, invece, i corsi in ecografia e accessi vascolari ne abbiamo 500».

Vengono nel Lodigiano dal master di Bologna, dove insegnano medici come il professor Stefano Nava, direttore del corso, e i suoi colleghi lodigiani Mariano Scozzafava, Enrico Storti e Francesco Tursi. E ancora dalle università di Milano e Pavia e da ospedali come il San Raffaele. Perché a Lodi imparano a capire, in urgenza e con l’ecografo, se la terapia scelta è efficace, come si posiziona un accesso vascolare. Vanno in sala operatoria, in terapia intensiva, in pronto soccorso, nell’ambulatorio di terapia del dolore. Hanno a che fare con pazienti con l’infarto, in emorragia cerebrale e in pericolo di vita. La voce si è sparsa e la coda dei professionisti che vogliono venire a Lodi si sta allungando. «Per il nostro master - conferma Nava - è importante completare l’insegnamento gestendo il malato critico sul campo». Ed è solo uno dei tanti esempi che spingono i medici di oggi e del futuro a venire a lezione al Maggiore di Lodi.

La galleria delle testimonianze e degli elogi è ampia. Laura Falsini, 44 anni, è arrivata da Arezzo per fare pratica: «È stata una sorpresa scoprire l’organizzazione multidisciplinare -dice - e sono rimasta ancora più sorpresa dall’interazione del primario Storti. Quando le idee sono diverse lui spinge perché si cerchi una linea comune». Anna Koutelou, 42 anni, è arrivata da Bari, invece, per imparare. «Da noi - dice - l’ecografo si usa solo in radiologia e in cardiologia. Quando sei da sola di guardia in ospedale, invece, saper usare l’ecografo fa la differenza». Giorgetta Gencanelli, 44 anni, laureata a Roma, se ne va dalla terapia intensiva dispiaciuta: ha «trovato grande professionalità. In poco tempo» ha imparato «come si fanno le ecografie al torace». Seyram Thierry Anato, 28 anni, è il praticante di questi giorni in chirurgia, dove ogni anno ci sono 3 specializzandi, oltre ai ragazzi che per la tesi sono seguiti dal primario. Si avvicina a un paziente e sorride: «Qua - dice - è fantastico». Chapeau. E alla prossima lezione.


Leggi l’approfondimento sull’Edizione de Il Cittadino di Lodi in edicola martedì 27 novembre

© RIPRODUZIONE RISERVATA