Clara Lusardi: «Un’esperienza durissima»

Clara Lusardi: «Un’esperienza durissima»

Il medico di base a Castiglione è stata dimessa giovedì scorso: «Se sono qui è grazie allo straordinario impegno dei professionisti del San Matteo»

«È stata un’esperienza terribile. Ma ce l’ho fatta e ora sono a casa guarita, a differenza di miei più sfortunati colleghi a cui va un ricordo sincero. Ho la mente piena di tanti pensieri. Il primo è per i medici, gli infermieri, gli ausiliari e tutto il personale dell’ospedale di Pavia, dove il 29 febbraio sono stata ricoverata gravemente ammalata. Se oggi sono qui è merito del loro impegno straordinario. A loro va il mio ringraziamento più grande».

Al telefono, dalla sua casa di Casalpusterlengo dove è tornata giovedì nel tardo pomeriggio, la voce della dottoressa Clara Lusardi arriva ancora affaticata. Le parole sono scandite lente a ripercorrere quel che non esita a definire «un’esperienza durissima». «La prima cosa che ho fatto appena tornata a casa? Ho chiesto a mio marito (il dottor Mariano Mussida, ndr) di andare a donare il plasma – dice - . È stato a contatto con me e nel suo corpo ci sono gli anticorpi che potrebbero curare chi ha bisogno. Appena sarò in grado lo farò anch’io».

Pediatra stimatissima, ventitré anni di attività ospedaliera in prima linea, la dottoressa Lusardi adesso è medico di base con studio a Castiglione d’Adda. Il suo incubo inizia il 29 febbraio. «Non mi sentivo bene, facevo fatica a respirare – ricorda – , il pomeriggio ero già all’ospedale di Pavia. Sono stata ventiquattr’ore in pronto soccorso in attesa di un letto disponibile, poi il trasferimento in reparto». Definisce «importante» la sua insufficienza respiratoria, l’infezione da coronavirus arrivata in entrambi i polmoni, aggressiva al punto tale da non rispondere alle terapie tradizionali. Per questo, anche la dottoressa Lusardi è stata trattata con il “Remdesivir”, l’antivirale sperimentale già utilizzato per il virus Ebola. «Terribile quando si cerca l’aria ma nei polmoni entra poco o nulla: si boccheggia come i pesci e intanto nella testa ti arrivano pensieri di terrore – ricorda - . A cosa ci si aggrappa? Agli affetti che si hanno: marito, figli, nipoti, io pensavo a mia mamma a casa da sola. Vita e morte si alternano nei pensieri».

Curata in isolamento, Lusardi ha visto entrare nella sua stanza solo medici e infermieri: «Professionisti straordinari, che affrontano l’emergenza con grande professionalità e umanità, lavorando in condizioni fisiche e psicologiche durissime. La mia guarigione è stata una festa per loro, un epilogo positivo in mezzo a tante brutte notizie».


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