L’ospedale Maggiore di Lodi tornerà ad accogliere i positivi
L’ingresso dell’ospedale Maggiore di Lodi

L’ospedale Maggiore di Lodi tornerà ad accogliere i positivi

A Sant’Angelo ricoverati per il covid una mamma e il figlio di 13 anni, all’Areu 15 telefonate di contagiati lodigiani ogni giorno

L’ospedale di Lodi non è più “Covid free”. Il Maggiore mette a disposizione della Regione 18 letti per i pazienti contagiati. La decisione è arrivata in seguito alle direttive dell’assessore regionale al welfare Giulio Gallera. «Abbiamo previsto fino a 300 posti in più - dice l’assessore - nei 9 ospedali lombardi dotati di una pneumologia». «Al momento, a noi, chiedono di tenere i pazienti Covid che richiedono un approccio multidisciplinare - spiega il direttore sanitario Paolo Bernocchi -, o i pazienti meno gravi, che non hanno problematiche respiratorie. Incominciamo con i primi 18 letti, per fare sistema con gli altri ospedali; stiamo studiando la collocazione. Possono diventare anche tra i 32 e i 36 se ci fosse la necessità. Si tratta dei cosiddetti letti gialli». Al momento sono gli unici letti Covid che deve mettere a disposizione l’ospedale Maggiore, a parte l’ambulatorio Covid, che si sta per aprire anche a Sant’Angelo e Codogno, in collaborazione con i medici di famiglia.

Per quanto riguarda i letti di terapia intensiva, al momento, Lodi rimane pulita, ma la rianimazione ha la possibilità, con il personale attuale, di portare tra 14 e 16 i letti di Lodi e di mantenere anche i 4 di Codogno. Attualmente non sono arrivate richieste, in questo senso, ma sono attese per fare rete con il resto della Lombardia.

Più letti a Sant’Angelo

A Sant’Angelo, crescono i letti di sorveglianza. I 4 pazienti di un giorno fa sono diventati 6, con due ingressi di ieri da strutture, e i letti stanno per diventare 20, estensibili fino a 40. Sempre al Delmati, ma nel reparto di malattie infettive, sono stati ricoverati, in queste ore, una mamma e il suo bambino di 13 anni. La loro situazione è stabile. A funzionare, sempre al Delmati, per l’assistenza, è il servizio di telecovid. Attualmente sta seguendo, a distanza, 5 malati. Il servizio era stato interrotto a luglio, per assenza di malati. A settembre, è ripartito e ora è arrivato a seguire 5 malati.

In pronto soccorso

Dall’1 ottobre a mercoledì sono stati circa 30 i casi di Covid arrivati in pronto soccorso, il 6 per cento dei quali assistiti all’ospedale di Codogno. Si tratta di pazienti prevalentemente giovani, con non più di 60 anni.

Più attività anche per il 118

La Soreru della pianura, centrale operativa del 118, ha iniziato a trasportare più persone, anche se nel Lodigiano, al momento, la situazione è tranquilla. Sono circa 15 al giorno i pazienti Covid trasportati dalle ambulanze, ma il 118 è pronto a intervenire e a far fronte a un ulteriore incremento dei casi. Da Lodi, ogni giorno, arrivano tra le 60 e le 80 chiamate, 15 di queste circa, sono di pazienti contagiati.

Unità di crisi in ospedale

I vertici dell’Asst che, in estate, avevano sospeso le unità di crisi avviate la sera stessa del 20 febbraio, hanno ripreso a riunirsi 2 volte al giorno, per decidere le strategie da attuare. Gli ospedali di Casale e Codogno, al momento, restano senza pazienti Covid. L’obiettivo dell’Asst è mantenerli “puliti” «per non rallentare la normale attività» . All’ospedale di Pavia, per esempio, che è ospedale di riferimento per Lodi, da oggi, sono bloccati tutti i ricoveri programmati. Sarà ridotta anche l’attività chirurgica di routine e riaperta la subintensiva per il coronavirus. La rianimazione dedicata al Covid, al Policlinico, è già satura.


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