LODI/SUDMILANO C’è qualche sindaco che vuole aderire? - Il suolo mangiato dal cemento e la proposta del «Cittadino» (in fondo all’articolo, in grassetto, una proposta di buon senso)
Borgo San Giovanni, la nuova Dhl in mezzo ai campi

LODI/SUDMILANO C’è qualche sindaco che vuole aderire? - Il suolo mangiato dal cemento e la proposta del «Cittadino» (in fondo all’articolo, in grassetto, una proposta di buon senso)

L’editoriale del direttore Lorenzo Rinaldi

“Sessanta campi di calcio. È questa la dimensione del consumo di suolo nel Lodigiano nel corso del 2021. Tradotta in numeri, significa 44 ettari. Lo rivela l’Ispra, che ha messo a confronto il 2021 rispetto al 2020. E che ha fotografato un’Italia in cui «l’urbanizzazione viaggia ad un ritmo non sostenibile che dipende anche dall’assenza di un indirizzo omogeneo a livello nazionale». Un ritmo che per la Lombardia ha significato 883 ettari in più sottratti alle campagne. Il dato sul valore assoluto riferito al nostro territorio (provincia più capoluogo) è a metà della graduatoria lombarda, superiore a quelli di Monza Brianza (10 ettari di consumo di suolo in più rispetto al 2020), Como (16 ettari), Sondrio (18), Varese (31) Lecco (31), Pavia (39)”. Così scriveva «il Cittadino» a metà settimana, dando conto della ricerca dell’Istituto superiore per la protezione. e la ricerca ambientale. I ricercatori hanno certificato un fenomeno che è sotto gli occhi di tutti, alimentato dai nuovi stili di vita e di consumo degli italiani, soprattutto nelle aree più ricche del Paese.

Un fenomeno che rappresenta un paradosso: viviamo gli anni della transizione ecologica, ci siamo accorti che è necessario ridurre i consumi, gli inquinanti e aumentare le aree alberate per migliorare la qualità della vita specie nelle estati torride e siccitose come quella del 2022; al tempo stesso assistiamo alla crescita vorticosa degli acquisti online, che richiedono enormi superfici per lo stoccaggio delle merci e dunque alimentano il consumo di suolo selvaggio. Vogliamo tutto e subito, possibilmente a prezzi stracciati (su questo chi ha permesso la globalizzazione selvaggia ha enormi responsabilità) e pretendiamo che arrivi a casa nostra entro un giorno, sia che si tratti di un libro, sia che si tratti di un tablet, di un vestito, di un paio di scarpe: il successo di Amazon Prime (il cui abbonamento cresce molto di più dell’inflazione, ma pochi sembra se ne siano accorti) è solo la punta dell’iceberg di quanto sta avvenendo nella nostra società. È un processo irreversibile, perché alimentato da interessi economici enormi: più che bloccarlo (pia illusione) sarebbe saggio guidarlo, e dunque più regole a tutela del consumatore e dei produttori, e un adeguato prelievo fiscale.

Ci sono altri due dati all’interno del Rapporto Ispra che pongono il Lodigiano ai vertici della graduatoria del consumo di suolo: quello riferito all’incremento di consumo di suolo pro capite e quello sulla densità di consumo di suolo, cioè i metri quadri cementificati per ogni ettaro della superficie totale del territorio. Il consumo di suolo pro capite risulta aumentato in un anno di 1,93 metri quadri, una dato inferiore soltanto a quelli di Brescia e Mantova (rispettivamente 2,45 e 2,34 metri quadri) e superiore alla media regionale, pari a 0,88 metri quadri, e a quella nazionale, pari a 1,7 metri quadri; la densità è cresciuta di 5,60 metri quadri per ogni ettaro di territorio, una cifra inferiore soltanto a quella calcolata sul territorio bresciano (6,42 metri quadri) e superiore alla media regionale, pari a 3,70 metri quadri, e a quella nazionale, pari a 2,10 metri quadri.

Scorporando il dato lodigiano sull’incremento complessivo di consumo di suolo, il rapporto dell’Ispra evidenzia come molto più contenuta sia stata l’avanzata del cemento nel capoluogo: un solo ettaro, equivalente ad un incremento di consumo pro capite di 0,35 metri quadri.

Il comune lodigiano con il maggiore incremento in valori assoluti è risultato Borgo San Giovanni: 12,7 ettari in più rispetto al 2020. Una enormità.

Non ci sono segnali incoraggianti per il futuro. La tendenza all’avanzata della logistica è chiara, in Provincia ci sono infatti numerose richieste di investitori. Non facciamoci illusioni: il Lodigiano non è riuscito negli ultimi trent’anni - da quando la globalizzazione ha iniziato a produrre i propri effetti più evidenti - a pianificare lo sviluppo ragionato dei poli logistici, è assai difficile che lo saprà fare proprio ora. Troppi gli interessi di parte e le scelte miopi ed egoiste di taluni sindaci, con ricadute che paga l’intera comunità.

Una piccola proposta può essere però avanzata, sperando che qualche primo cittadino la accolga, nel Lodigiano ma anche nel vicino Sudmilano. Trattiamo con i grandi poli logistici e con i grandi centri commerciali, affinché sui loro enormi piazzali possano essere messi a dimora alberi, senza sacrificare più di tanto i parcheggi (altrimenti la proposta verrebbe subito respinta). Questi operatori non hanno obblighi particolari verso il pubblico, ma certamente sentono (o dovrebbero sentire se hanno un minimo di responsabilità sociale d’impresa) il peso morale di aver preso tanto, tantissimo, dal territorio: ora sarebbe il momento di ricambiare, di restituire qualcosa. C’è qualche sindaco intelligente che insieme al «Cittadino» vuole aprire la strada con qualche operatore della logistica o della Gdo illuminato?


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