L’odissea di Davide Tenz sulla nave in quarantena

L’odissea di Davide Tenz sulla nave

in quarantena

Il giovane di Lodi era imbarcato come fotografo sulla Costa Magica

Lucia Macchioni

Ha vissuto l’emergenza Covid-19 a bordo della Costa Magica. Davide Tenz, 27 anni ancora da compiere, di Lodi, si era imbarcato come fotografo il 1° dicembre 2019 a Savona per la tradizionale crociera che prevede il giro delle più belle isole dei Caraibi, un idillio interrotto bruscamente dopo l’allerta del governo francese per l’emergenza Covid.

«Quando ci è giunta comunicazione della pandemia – commenta Davide – stavamo facendo il classico tour delle isole: Martinica, Guadalupe, Virgin Island, ogni volta una destinazione diversa da visitare per i turisti a bordo. Dopodichè, nessun porto ci ha più rilasciato l’autorizzazione a sbarcare per cui ci siamo trovati in mare senza avere la possibilità di scendere a terra. E così è stato finchè non sono emersi i primi contagi. Diversi i casi di persone gravi trasportate sulla terraferma in elicottero, diverse persone accusavamo sintomi quali tosse e febbre. Il 14 marzo, terminato lo sbarco di tutti i turisti, a bordo rimaneva solo l’equipaggio in attesa del proprio destino.

«Abbiamo navigato per sedici giorni in acque territoriali per avere il supporto delle istituzioni locali e, solo terminata la quarantena abbiamo avuto l’autorizzazione a sbarcare: nel frattempo i casi di contagio erano saliti a un centinaio circa». Dopo opportuni controlli sanitari, il comandante ha saputo intervenire prontamente per arginare l’epidemia a bordo. «Tutte le persone che riportavano sintomi influenzali – racconta Davide - sono state poste in isolamento sul Ponte 6, tutto il resto della flotta era comunque in quarantena, in cabine singole. I pasti ci venivano serviti in camera, potevamo uscire dal nostro alloggio solo per lo screening della temperatura e controlli medici».

Nonostante sia stato gestito a regola d’arte il contagio era inevitabile in quanto sulla nave si vive in ambienti chiusi, insieme a tante persone. « Con il certificato che attestava l’avvenuta quarantena - conclude Davide -, in trecento abbiamo finalmente ottenuto la possibilità di scendere a terra a Miami dove sono stati effettuati ulteriori tamponi e i casi positivi sono dovuti rimanere ancora a bordo. A scortarci dal porto di Miami fino l’aeroporto una ventina di auto della polizia e motociclette. Arrivare a casa è stato davvero un grande sollievo».


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