Lodi, viaggio nei reparti covid del Maggiore: «Non è ancora l’ora di abbassare la guardia»
L’ingresso a un reparto dell’area “arancione” dell’Ospedale Maggiore di Lodi (Foto by Ribolini)

Lodi, viaggio nei reparti covid del Maggiore: «Non è ancora l’ora di abbassare la guardia»

Anche se i numeri sul territorio rallentano, i medici temono che i ricoveri continueranno ancora

«Fino a che non c’è il vaccino non bisogna abbassare la guardia». A dirlo sono i medici dell’area arancione Covid dell’ospedale Maggiore, allestita nel reparto di ortopedia. Il reparto, guidato dal chirurgo Pietro Bisagni, con la collaborazione di Guja Minoja, sta gestendo 24 letti, tutti occupati da pazienti Covid, con il casco cpap e l’ossigeno. «Siamo più stanchi, anche dal punto di vista psicologico, la fatica si sente, non è poca, ma è una cosa preziosa essere qui, insieme ad affrontare questi momenti - commenta Bisagni, che è anche direttore del dipartimento chirurgico. Se c’è stata una cosa buona che l’ospedale di Lodi ha fatto nella prima fase e sta replicando nella seconda è che ognuno si è tolto la sua casacca e ha messo in campo quello che sapeva fare. Essere qui, con la dottoressa Minoja, infettivologi, anestesisti quando servono e così via, è una cosa preziosa. Ognuno mette al servizio quello che sa fare. È la chiave di lettura della vicenda».

Il dottor Bisagni invita alla cautela: «Qualche segno di rallentamento parrebbe esserci, anche se è difficile dirlo ora - annota -. Se ci sarà un rallentamento sui contagi lo vedremo tra qualche giorno, se non settimane, in ospedale».

Rispetto a marzo e aprile, commenta la dottoressa Minoja, «sta andando meglio. I pazienti sono in una condizione clinica impegnativa. Sono pazienti che possono avere anche aggravamenti repentini». I 24 pazienti presenti attualmente in reparto sono di tutte le età, dai 35 anni in su. «Il turn over è molto rapido per dare al pronto soccorso spazi per ricoverare - annota la dottoressa -. Abbiamo avuto trasferimenti in sub intensiva e in terapia intensiva, con alcuni decessi di pazienti anziani e con tante patologie. Mi aspettavo la seconda ondata, avevo incertezza su come saremmo riusciti ad organizzarci. La prima sensazione è di impotenza rispetto a delle scelte che sono più grosse di noi. Forse questa estate c’è stata troppa libertà, mi aspettavo che con la ripresa delle scuole e delle attività ci sarebbe stata maggiore circolazione del virus».

In area arancione, la comunicazione con i parenti avviene attraverso i tablet. I parenti hanno il numero del reparto. «A questo - annota Minoja - si aggiunge il servizio portato avanti da Fulvia Folli che ci aiuta nelle chiamate quotidiane di informazioni standard. Quando servono dettagli clinici in più allora interveniamo noi». Allentare le maglie delle restrizioni, per la dottoressa Minoja, è sbagliato. «C’è un livello di saturazione alto - dice -. Poi non c’è solo l’aspetto Covid. Lavorando con i chirurghi si sente questo aspetto. Ci sono tutti i pazienti “puliti”. Hanno diritto di essere ricoverati come i Covid. Fino al momento in cui non ci sarà il vaccino bisogna tenere alta la guardia, perché ci sono anche tutti gli altri da curare. Siamo dispiaciuti di essere arrivati di nuovo qua. Se questa estate ci fosse stata più prudenza non saremmo a questo punto. Con tutto il rispetto e capendo tutte le difficoltà economiche che ci sono», ma la dottoressa è convinta che l’attenzione non vada abbassata.


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