Lodi, sotto sequestro il depuratore

Lodi, sotto sequestro il depuratore

Frode nelle pubbliche forniture, getto pericoloso di cose e danneggiamento aggravato, gestione illecita di rifiuti speciali in difformità rispetto all’autorizzazione: questi i reati ipotizzati nell’inchiesta della procura della Repubblica di Lodi che ha portato il pm Armando Spataro a ottenere dal gip Andrea Pirola il sequestro preventivo del depuratore comunale di cascina Costino, storicamente gestito da Astem e attualmente da Sal. Due, finora, i nomi sul registro degli indagati: quello del presidente di Sal (società pubblica partecipata dai 61 comuni della provincia, e dalla Provincia di Lodi, Antonio Redondi), e del direttore generale di Sal, l’ingegnere Carlo Locatelli. I sigilli sono comparsi ieri mattina. Il corpo forestale dello Stato, che ha eseguito le indagini con il supporto tecnico di Arpa, contesta anche violazioni di tipo amministrativo. Le indagini erano state avviate nel 2009 dal pm di “Rifiutopoli” Paolo Filippini e nel novembre del 2010 avevano comportato un primo, spettacolare blitz. «Eravamo partiti dall’esposto di un agricoltore sulla situazione di degrado della roggia Molina - ricorda il comandante provinciale della Forestale di Lodi Andrea Fiorini -, ma questo è solo uno degli stralci d’indagine. Probabilmente non ci fermeremo qui».

Già nell’autunno del 2010 l’acqua che dal depuratore finisce nella Molina risultava “fuori tabella” per la concentrazione di coliformi fecali: 43mila Ufc per 100 millilitri di acqua contro un massimo previsto dagli allegati del decreto legislativo 152 del 2006 di 5mila Ufc. Ancora prima, il 24 agosto del 2010, con la città semideserta per ferie, fuori limite risulta, dalle analisi della procura, il fosforo: 2,35 milligrammi per litro, contro il riferimento normativo di 2.

«Non so ancora nulla di cosa viene contestato», si limita per ora a dichiarare Redondi. Da Sal, ufficiosamente, c’è però chi aggiunge: «Probabilmente la Molina a valle del depuratore è meno inquinata rispetto a quanto lo sia a monte». L’ipotesi quindi è che la roggia, che riceve lo scarico del depuratore, già prima di arrivarci sia inquinata da scarichi fognari non depurati.

Secondo la Forestale, l’autorizzazione allo scarico rilasciata dalla Provincia di Lodi nel 2009 nasceva da un’istruttoria in cui mancava il nulla osta idraulico. Questa la possibile violazione amministrativa. Nel novembre del 2010, la Forestale aveva rilevato un funzionamento “non ottimale” del dissabbiatore - disoleatore, problemi di efficienza delle vasche di sedimentazione, la presenza di solidi sospesi, disciolti, di oli e grassi tali da ridurre l’efficacia del sistema finale di disinfezione a luce ultravioletta. Inoltre, l’impianto di debatterizzazione - disinfezione finale risulta dimensionato per trattare 600 metri cubi di acqua all’ora, ma un testimone ha riferito che «quasi ogni pomeriggio» l’acqua in uscita dalle vasche raggiunge un volume maggiore e quindi la parte in eccesso verrebbe scaricata, con un by-pass, direttamente nella roggia, senza passare per il trattamento di disinfezione.

Da questa ricostruzione l’ipotesi d’accusa che i malfunzionamenti fossero visibili anche ai gestori e quindi la tesi del “dolo eventuale”, cioè della consapevolezza del rischio di inquinare: all’ipotesi colposa del getto pericoloso di cose, che si prescrive in quattro anni e mezzo, si è quindi affiancata quella, dolosa, con prescrizione di oltre sette anni, del danneggiamento di beni esposti alla pubblica fede (la roggia). Con le aggravanti della pericolosità per la salute umana del materiale disperso e del pregio ambientale della roggia, situata nel Parco Adda Sud.

La frode nelle pubbliche forniture è un’ipotesi che nasce invece dalla constatazione che Sal incamera, attraverso le bollette dell’acqua potabile, anche i canoni di depurazione, che la procura ritiene debbano essere commisurati all’esercizio degli impianti nel rispetto delle norme e dei regolamenti.

L’ipotesi di trattamento illecito di rifiuti speciali ha invece origine in un’attività collaterale del depuratore, che il gip nel provvedimento di sequestro ha bloccato: la ricezione, e il trattamento, di fanghi da depuratore dei comuni del territorio dell’ambito ottimale. Nella richiesta di autorizzazione a Sal aveva indicato alla Provincia che i fanghi sarebbero stati prosciugati con nastropresse e non più stendendoli su una platea all’aperto, mentre alla procura risulta che la Forestale abbia trovato le nastropresse ferme, apparentemente in disuso, e i fanghi stesi ad asciugare con il rischio di disperdere percolato nel terreno. La società avrebbe dovuto, in caso di guasti che impedissero di rispettare i dettami dell’autorizzazione, informare quantomeno la Provincia e chiedere una deroga.

Il depuratore non può essere fermato, ma gip ha dato al custode giudiziario precise indicazioni: ripristinare le nastropresse, assicurare che lo scarico rispetti i limiti di legge, adeguare la portata del trattamento di disinfezione a ultravioletti.

L’indagine però non è ancora finita, e gli indagati non sono stati ancora interrogati. Non sono quindi escluse ulteriori contestazioni.

Tra i reati contestati la gestione illecita di rifiuti speciali, il danneggiamento e la frode nelle pubbliche forniture, tutti commessi in un territorio all’interno del Parco Adda Sud: gli uomini della Forestale stamattina si sono recati nell’impianto che è stato affidato in custodia giudiziaria al presidente della Provincia


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