Lodi pronta a chiedere di uscire dalla zona rossa, giovedì Casanova incontra Fontana

Il sindaco chiederà di allentare le misure restrittive «in un territorio come il nostro che ha rispettato regole e norme e ora per fortuna ha un livello di contagio bassissimo»

Da territorio più martoriato a quello più risparmiato. Lodi segna numeri bassissimi nella diffusione del Coronavirus targato seconda ondata e chiede di passare da zona rossa a zona arancione. «Con il presidente della Provincia -dice all’Adnkronos il sindaco Sara Casanova- avevamo già fatto una richiesta al presidente Fontana poco dopo l’entrata del dpcm. Domani ci sarà un incontro e chiederemo al presidente di farsi portavoce con il ministro Speranza per allentare le misure restrittive in un territorio come il nostro che ha rispettato regole e norme e ora per fortuna ha un livello di contagio bassissimo». Un’esigenza dettata anche dalla rabbia.

Un’esigenza dettata anche dalla rabbia che inizia a serpeggiare tra la cittadinanza: «Ci sono intere categorie in bilico sull’orlo del disastro -sottolinea- e con il coronavirus abbiamo capito che ormai ci dovremo convivere per un po’ di tempo. Ma le attività produttive non si possono lasciare in questo stato all’infinito. I cittadini hanno fatto sforzi e sacrifici che devono avere un senso». Domani, spiega il primo cittadino «ci sarà un incontro tra i sindaci e il governatore della Regione e rappresenterò la situazione. Sono molti i cittadini e imprenditori arrabbiati. Perchè in tanti hanno messo in atto investimenti per tutelare i propri fornitori e clienti dato che i restringimenti della zona rossa sono molto limitanti. E i ristori dovrebbero essere immediati, ma purtroppo in questi mesi non è stato così. E non si può bloccare un tessuto economico ricco e molto particolare, fatto da grandi imprese, ma anche da una miriade di piccole imprese e attività che stanno soffrendo ogni oltre limite. La gente chiede e ha bisogno di lavorare perchè dietro le imprese ci sono le famiglie. Mantenere le zone rosse è giusto per tutelare la salute e noi lo sappiamo bene, e siamo i primi a rispettare le norme e le regole, ma tutto ciò deve avere un senso logico e guardare i dati reali, zona per zona, come suggerisce il dpcm».

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