Lodi, prima Pasqua senza Giorgio: «Questi mesi di silenzio fanno male»
Giorgio Medaglia in scooter

Lodi, prima Pasqua senza Giorgio: «Questi mesi di silenzio fanno male»

La madre attende di poter capire cosa è emerso dalle indagini sul 34enne uscito di casa in motorino il 28 giugno e ritrovato morto nell’Adda

Alla fine, anche lei ha dovuto imparare a usare il computer, proprio quello portatile di Giorgio che qualche settimana fa i carabinieri le hanno restituito, e sta cercando di capire se anche da lì potrà arrivare qualche risposta. La mamma di Giorgio Medaglia, Ombretta Meriggi, infermiera nel Sudmilano, ha passato la prima Pasqua senza suo figlio, uscito di casa a Lodi, quartiere Albarola, la sera di domenica 28 giugno 2020 per un giro in motorino e ritrovato annegato nell’Adda il pomeriggio del venerdì successivo nei pressi del ponte di Cavenago. Anche a Natale al posto di Giorgio c’era un grande vuoto, ma ad accendere le speranze che qualcuno potesse rendere conto, se c’erano colpe, era la fresca notizia di una proroga delle indagini. Da allora, solo il silenzio. Proprio con il computer di Giorgio, la mamma ha scoperto, collegandosi a Raiplay, la versione integrale, dieci minuti, del servizio di »Chi l’ha visto» con la testimonianza di un negoziante della zona che aveva visto il 34enne passare in motorino, da solo. Motorino, un Piaggio Liberty bianco, che pochi giorni dopo la scomparsa i carabinieri avevano ritrovato alla Martinetta, a 300 metri dal fiume.

«Ci sono tante cose che vediamo nei film gialli e che io non so se siano state fatte o meno - riflette la mamma -. Hanno cercato se nei caschi sequestrati c’erano i capelli, e quindi il Dna, di altre persone? Perchè ricordiamoci che secondo me abbandonato sul motorino c’era un casco che non era di Giorgio e che nel box di casa, che ha un numero e non un cognome, non ho ritrovato il casco più bello di Giorgio, quello bianco. L’autopsia dice che prima di morire aveva bevuto eppure era astemio, aveva addosso dei pantaloni “da ginnastica rossi”, mi dicono, che se sono davvero così non facevano parte del suo guardaroba».

La mamma resta convinta che quella sera, in una Lodi semideserta tra paura del Covid e vacanze, Giorgio abbia incontrato qualcuno che lo conosceva, «certo non uno dei suoi pochi e fidati amici», che sia stato fatto ubriacare e poi spinto nell’Adda, o convinto a fare il bagno («ma non sapeva nuotare e aveva paura»). Solo così lei si spiega le tante anomalie. «La mia impressione è che all’inizio qualche investigatore abbia pensato al suicidio e così potrebbero essersi perse tracce preziose, come magari i filmati di qualche telecamera, ma credo e spero che ci sia ancora modo di recuperare - conclude la mamma -. Questi mesi di silenzio dalla Procura non so come interpretarli. Ma io voglio tutte le risposte. Solo allora mi metterò il cuore in pace». Anche il settimanale Giallo in uno dei prossimi numeri parlerà di Medaglia.


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