Lodi, parla Uggetti: «Mi sento ingranaggio in una lotta di potere» VIDEO
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Lodi, parla Uggetti: «Mi sento ingranaggio in una lotta di potere» VIDEO

«A moltissimi è sembrato un calvario assurdo di insensatezza di pene afflittive, detenzione preventiva, clamore mediatico»

«Questa la mia posizione sulla sentenza della Cassazione» : così l’ex sindaco Pd di Lodi ha titolato questa mattina il post di un video di quattro minuti in cui si è fatto riprendere all’interno di un ufficio, all’indomani dell’annullamento della sua assoluzione per il “caso piscine”. Ecco cosa ha detto.

«Ciao, cosa è successo: con la sentenza di ieri della corte di Cassazione è stata annullata la sentenza di della corte di appello di Milano del 25 maggio che aveva assolto me e gli altri imputati per non aver commesso il fatto. Ora si rifà il processo di secondo grado. Vorrei solo brevemente ritornare ai fatti e poi fare le mie valutazioni. Io sono stato arrestato il 3 maggio (2016, ndr.)per aver “manipolato” un bando per l’assegnazione di due piscine pubbliche per il valore di 5mila euro. Ben due tribunali, quello di primo grado che mi aveva condannato a 10 mesi e quello di secondo grado, che mi ha assolto, hanno detto che ho agito per interesse pubblico. Da cittadino, a me questo pare un accanimento senza senso. Ho anche la spiacevole sensazione impressione di essere utilizzato come ingranaggio impotente di un meccanismo che vede partecipi una lotta di potere all’interno della magistratura e un conflitto, anche questo di potere, irrisolto, tra giustizia e politica.

Però chiedo a chi ha responsabilità politiche, non solo di darmi una pacca sulle spalle. Ma di passare all’azione. E lo chiedo non soltanto per me, ma lo chiedo per quei tanti amministratori e cittadini onesti che fanno il loro lavoro e che vorrebbero un servizio giustizia al servizio della comunità e non al servizio delle proprie carriere personali. È ora di dare un cambio, chiedo a chi ha responsabilità politica, e sono sicuro che tra questi ci sono persone che hanno la forza, il coraggio e l’onestà intellettuale per affrontare questa questione, di non fare finta di nulla e di non farla passare in secondo piano.

Io dal mio canto continuerò a difendermi con rispetto nel processo cercando di portare le mie e le nostre ragioni, di persone che hanno lavorato con spirito di grande servizio a favore della propria comunità. Devo e dovremo aspettare ancora del tempo per avere la verità giudiziaria. Però la verità storica, questi fatti per me hanno sei anni, credo che si sia affermata. Nella mia città, nella mia comunità, nelle persone che mi è capitato in questi anni di incontrare, anche tanti che non conoscevo precedentemente, a moltissimi è sembrato un calvario assurdo di insensatezza di pene afflittive, detenzione preventiva, un clamore mediatico che è stato generato anche da parti assolutamente esogene alla mia e alla nostra volontà. Continuerò fermamente a ricercare la giustizia anche nelle aule di tribunale, consapevole di aver fatto l’interesse della comunità che al tempo rappresentavo e ringraziando tutte le persone che mi sono state vicine in questi anni e che anche in questo momento mi stanno mandando segnali di affetto e vicinanza, ringraziando i miei familiari e anche i miei avvocati, in particolare Adriano Raffaelli e Pietro Gabriele Roveda. Continueremo questa lotta di giustizia e spero che la luce prevalga sulle troppe tenebre che questo processo ha visto».


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