LODI Il centrosinistra non scioglie il nodo della candidatura di Furegato
Andrea Furegato intervistato al Cittadino dal direttore Rinaldi

LODI Il centrosinistra non scioglie il nodo della candidatura di Furegato

Il giovane consigliere del Pd ancora in sospeso in attesa del via libera degli alleati

Non si sblocca l’accordo su Andrea Furegato come candidato sindaco del centrosinistra. A tre settimana dall’annuncio, il consigliere comunale Pd resta “prigioniero” di distinguo e perplessità di una parte della coalizione. Nonostante sia già tutto pronto per la campagna elettorale, il 24enne rimane sospeso in attesa del via libera degli alleati.

Il timore è che alcune forze politiche possano prendere altre strade, puntando su una corsa solitaria per guardare all’elettorato moderato. Tutti gli occhi sono puntati sul gruppo di Lodi civica, rappresentato da Francesco Milanesi, che non ha sciolto le riserve sulla sua volontà di presentarsi in prima persona nella sfida per il sindaco. Dopo una serie di battaglie in consiglio comunale contro l’amministrazione Casanova, si prepara per le urne del 2022 e nelle scorse settimane ha anche avviato un sondaggio nei quartieri per cambiare la città. Nel giro di 15 giorni al massimo Lodi civica dovrebbe dichiarare apertamente se giocherà la sua partita all’interno della compagine guidata da Furegato, in una coalizione allargata che va dai Cinque stelle, passando per l’ex Sel e fino a Luca Scotti, oppure se lavorerà per una proposta alternativa, finalizzata anche ad intercettare una parte di città che non si riconosce nell’area di centrosinistra. Una strategia che rischia di modificare gli equilibri di tutta la coalizione, perché dalle mosse di Milanesi dipendono a cascata anche gli accordi di altre liste che sono posizionate al centro, come quella del gruppo Scotti. In questa fase delicatissima per le sorti del Pd e dell’alleanza sono all’opera dei “pontieri” per cercare di scongiurare dolorosi strappi. Il nome di Furegato, come sintesi tra le diverse anime del Pd, è stato indicato dai “dem”: sia gli ex Sel che i Cinque stelle avrebbero preso tempo, ma non ci sarebbe opposizioni di fondo sulla figura del giovane Pd (qualche resistenza in parte persiste nell’entourage dei “grillini” che faticano a stringersi nell’abbraccio con i democratici dopo i feroci contrasti degli ultimi anni).


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