LODI «Ha creato una finta tessera da giudice»: condannato a venti mesi dopo la truffa
L’intervento della Finanza nel 2016 a Lodi dopo la segnalazione del tentativo di raggiro da parte di una negoziante

LODI «Ha creato una finta tessera da giudice»: condannato a venti mesi dopo la truffa

Nei guai un 31enne di Frosinone dopo l’arresto di un 41enne di Massalengo

Secondo la Procura di Lodi e la guardia di finanza, aveva procurato un falso tesserino da giudice a un 41enne (all’epoca dei fatti, risalenti all’aprile 2016) di Massalengo. Il lodigiano aveva utilizzato quel documento per tentare una truffa immobiliare ai danni di una tabaccaia, che però non si era fidata del personaggio e aveva avvertito le Fiamme gialle, facendo finire in manette il truffatore.

Ma le indagini non si erano fermate: gli inquirenti volevano infatti capire chi avesse realizzato un tesserino di riconoscimento quasi identico a quelli forniti ai magistrati, e, grazie anche ad accertamenti telematici, che avevano portato a recuperare un messaggio Whatsapp con l’immagine del tesserino falso, erano risaliti a P.P., un uomo di Sora (Frosinone) oggi 31enne, che all’esito del processo è stato ora condannato a un anno e dieci mesi di reclusione.

L’accusa originaria era di “falso in certificati o autorizzazioni”, ipotesi che il giudice ha riqualificato in quella più grave di “fabbricazione di documento falso valido per l’espatrio”. Secondo il tribunale, le prove emerse nel processo non lasciano dubbi sul fatto che il frusinate avesse realizzato il tesserino, vendendolo poi al truffatore di Massalengo. La difesa ha invece sottolineato che non ci sarebbe stata neppure l’acquisizione agli atti del tesserino contestato. L’imputato risulta essere stato indagato in altre occasioni per ipotesi di contraffazione, ma è formalmente incensurato, e ha avuto i doppi benefici della pena sospesa e della “non menzione” di questa condanna sull’estratto del casellario giudiziale richiedibile dai privati. Il truffatore lodigiano che era stato arrestato, G.S., peraltro anche lui nativo del Frusinate, se l’era invece cavata con un patteggiamento a 8 mesi: secondo l’accusa si sarebbe spacciato per “giudice del tribunale di Milano” chiedendo a una tabaccaia di Lodi un anticipo di 3mila euro per farle aggiudicare all’asta una villetta a Massalengo. Quella in cui aveva vissuto e che aveva lasciato dopo aver smesso di pagare l’affitto.


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