LODI Giovane di 20 anni in piazza sfida i no vax: «Mio padre è morto per il Covid» VIDEO

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L’intervento di Marco Natali, figlio del medico di base stroncato dal virus: «Io non la penso come voi»

Laura Gozzini

Quando in piazza una voce ha gridato: “tutti i morti di Covid non esistono, li uccidono in ospedale”, Marco Natali non ci ha più visto, e anche se era lì per caso, e nemmeno lo sapeva del raduno anti Green Pass a Lodi, è scattato e si è fatto strada tra la folla, piantandosi in mezzo ai manifestanti e parlando tutto d’un fiato: «Ho vent’anni…». E subito è esploso un applauso, che non l’avevano capito che quello lì non era uno di loro, i partecipanti alla manifestazione, e c’è stato un moto di giubilo, alla vista di un giovane, uno con l’ardire di un gesto così tra tutti cinquanta-sessantenni. Pensavano perorasse la loro di causa, e invece Natali ha smorzato subito gli entusiasmi: «No, non applaudite, non la penso come voi – ha messo in chiaro -. Il 18 marzo dell’anno scorso mio padre, che era un medico, è morto di Covid. L’11 marzo ho ricevuto un suo messaggio che diceva che non respirava, e dopo pochi giorni ci ha lasciato. Se ci fosse stato il vaccino probabilmente lui sarebbe ancora qua…». Pausa per trattenere il magone: «E invece no».

Il papà Marcello Natali svolgeva la professione di medico di base a Caselle Landi, sposato con Tiziana Ramponi e papà di Michela e Marco, è stato tra i primi camici bianchi vittime del Covid-19. Amava il suo lavoro il dottor Natali e all’imperversare della pandemia non si era tirato indietro, restando a fianco dei suoi pazienti fino alla fine. Fin dal letto dell’ospedale di Cremona dov’era stato ricoverato una settimana e poi trasferito a Milano in terapia intensiva. Al sindaco di Caselle Landi che doveva visitare il giorno del suo ricovero in ospedale, Natali aveva inviato un messaggio di “scuse”. Si era scusato per non poter essere lì a fare il suo dovere. E sabato a onorarne la memoria, a testimoniare il suo sacrificio al prezzo della vita, c’era il figlio Marco. «Mi sono trovato lì per caso, ho accompagnato la mia ragazza in un negozio in piazza e nel vedere la gente mi ha avvisato che forse c’era un matrimonio – racconta il giovane -. La stavo aspettando in macchina, così sono sceso e sono andato a vedere. Stavano parlando contro l’obbligo di vaccinarsi, sono un tipo tranquillo, “sto molto nel mio”, per cui ho ascoltato due persone e sono tornato dalla mia ragazza». Stava già allontanandosi quando una donna ha preso la parola e ha pronunciato la frase che l’ha fatto deflagrare. «Ha detto che non so su quale sito e in quale lingua, perché diceva di parlarne quattro, aveva letto che tutti i morti di Covid non esistono, che li uccidono in ospedale, e ho perso le staffe – spiega -. Dopo quello che ho vissuto, nessuno si è mai permesso di dire una cosa del genere in mia presenza, e mi ha toccato. Sono dell’idea che ognuno può fare quello che gli pare, ma se dici una cosa del genere in mezzo a una piazza stai superando il limite, perché la tua libertà finisce dove inizia la mia, e si può essere contro il Green Pass, ma una cosa del genere non si può dire». Ventidue anni, studente di chimica a Ferrara, Marco Natali una cosa del genere non la può sentire: «Io, figlio di Marcello Natali che credeva nella medicina, credo nella medicina e nella scienza. E queste assurdità sono anti-scientifiche. Ho un motto nella vita: “meglio pianti che rimpianti”, giusto per una ragione morale». Il dovere di testimoniare.


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