Lodi, fallimenti in frenata nel 2020 ma preoccupano i primi mesi del 2021
Gli uffici di Lodi della Camera di commercio (Foto by archivio)

Lodi, fallimenti in frenata nel 2020 ma preoccupano i primi mesi del 2021

Blocco dei licenziamenti e altri fattori potrebbero aver rallentato le procedure, si attende una vera lettura dei dati economici sottostanti

Il 2020 ha registrato un calo superiore al 30 per cento delle procedure fallimentari in Italia rispetto al 2019, ma la sensazione è quella di trovarsi di fronte alla quiete prima della tempesta. L’analisi dei fallimenti in Italia negli ultimi 10 anni, in base ai dati Cerved, racconta come dopo il triennio di picco dal 2013 al 2015, il 2019 avesse segnato un periodo di riduzione, con circa 11mila procedure in tutta Italia. Il 2020 si è attestato a 7mila 500 ma solo grazie ad alcuni fattori che hanno portato a una “sospensione” del fenomeno. I dati sono stati presentati in un Webinar di Milano PerCorsi dal titolo “Analizzare la crisi economica e sociale per creare opportunità”.

Il Tribunale di Lodi ha elaborato nel 2019 ben 63 procedure fallimentari, che nel corso del 2020 si sono però ridotte a 32. La tendenza di questi primi mesi del 2021 però non è incoraggiante, perché a oggi sono già 17 i fallimenti aperti: in soli quattro mesi si sono avuti più della metà delle procedure dell’anno scorso. In questo senso i dati lodigiani sembrano in linea con quelli nazionali presentati da Milano PerCorsi. Secondo l’analisi degli specialisti, il 2020 ha avuto uno stop nel trend dei fallimenti dovuto soprattutto alla sospensione dell’attività dei tribunali e al blocco dei licenziamenti con le altre misure messe in campo a ristoro delle attività produttive, una situazione che ha prodotto un congelamento di tante situazioni di crisi. Secondo una stima si prevede che nel biennio 2022-2023 si dovrà affrontare una mole di imprese in crisi pari a circa 25mila aziende, più del doppio dei fallimenti gestiti nel corso del 2019.

Lo studio non si limita a fotografare la preoccupante situazione cui si andrà incontro, ma prova anche a individuare le strategie da mettere in campo: incentivare gli accorpamenti delle Pmi per dare maggiore solidità e competitività, istituire voucher per la copertura dei costi di risanamento e ristrutturazione per la crisi da Covid-19, snellire e velocizzare le procedure concorsuali di risanamento, stimolare l’ingresso di capitali in aziende in crisi in corso di risanamento per Covid-19, finanziare principalmente il Made in Italy. Tutto questo accompagnato da una serie di misure (molto tecniche) sulla normativa dei bilanci delle imprese ai fini di garantire la sopravvivenza di quelle aziende in crisi causa Covid, ma in grado ancora di riprendersi, se adeguatamente supportate dal sistema.


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