LODI Con il Covid è un boom di malati psichiatrici VIDEO
Il centro di riabilitazione di via Mosè Bianchi, a Lodi

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Dalla fine del lockdown a oggi il dipartimento di salute mentale ha registrato 150 nuovi pazienti

La pandemia ha lasciato delle ferite profonde. Non solo nell’economia del paese, ma soprattutto nelle persone, dal punto di vista psicologico. Dopo il lockdown sono 150 i nuovi casi di pazienti seguiti dal dipartimento di salute mentale di Lodi. A lanciare l’allarme, a ridosso della giornata nazionale della salute mentale del 10 ottobre, è il direttore del dipartimento di psichiatria Giancarlo Cerveri.

«È una giornata sempre più importante - commenta il primario -, le persone stanno male, non solo sul piano fisico, ma anche perché hanno paura, anche in questo periodo, dei nuovi contagi. Si è creato disagio e sofferenza nelle persone più fragili. Gli anziani, le persone più esposte per la crisi e la popolazione, in generale che ha interrotto le terapie già iniziate, a causa dell’epidemia da coronavirus, hanno sofferto».

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Il 10 sarà una giornata di riflessione su queste problematiche. L’Asst di Lodi, quest’anno, ha voluto dedicare la giornata, in particolare, alla sofferenza psichica indotta, appunto, dalla pandemia. Le donne hanno rappresentato un elemento di particolare sollecitazione nella gestione dell’epidemia. «Sono quelle che si sono occupate di più della cura - dice Cerveri -, dottoresse, infermiere, sono quelle che per prime hanno perso il lavoro, quelle che nei conflitti tra le mura domestiche, essendo le meno aggressive, sono risultate anche le più vulnerabili».

A colpire di più la popolazione, in questo momento, sono i disturbi d’ansia, la schizofrenia, il bipolarismo, la depressione. Sono tante le problematiche che colpiscono la popolazione anche giovanile e in età lavorativa. Il dipartimento ha organizzato incontri di prevenzione anche nelle scuole, al Gandini e al Cesaris di Casale. «La malattia mentale va riconosciuta nella sua dimensione di malattia, non come una condizione di cui vergognarsi - dice Cerveri -. Le persone che soffrono di una malattia mentale, invece, spesso si vergognano. La vergogna diventa un limite per poter accedere alle cure. La patologia così diventa cronica. È un peccato però perché abbiamo degli ottimi strumenti terapeutici che portano a ottimi risultati. Nei nostri centri di Casale, Lodi e Sant’Angelo, i professionisti prescrivono i percorsi di cura: durante la pandemia non ci siamo mai fermati». E dopo il lockdown i pazienti hanno incominciato a lievitare.

«Abbiamo già fatto 150 nuove prime visite - dice Cerveri - di pazienti che non avevano mai avuto niente, adesso soffrono di insonnia, disturbi d’ansia, depressioni acute e altri sintomi più gravi. Molti sono stati colpiti da gravi disturbi del pensiero. Durante la pandemia, 40 pazienti sono arrivati in pronto soccorso per una condotta parasuicidaria, 17 a marzo, 10 in aprile e 13 a maggio. I numeri erano più o meno questi anche prima, quello che è cambiato è l’identità dei pazienti. Prima i malati che tentavano un gesto estremo erano già seguiti, molti di questi 40, invece, sono nuovi pazienti. A gravare sono state le difficoltà economiche, in altri casi i conflitti esasperati all’interno della casa».


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