LODI Al via la caccia, poche prede e doppiette in calo
Caccia, si apre la stagione

LODI Al via la caccia, poche prede e doppiette in calo

Inizia la stagione, il presidente Sacchi: «Scarseggiano i fagiani. Il problema è la presenza di tanti nocivi»

Doppiette in calo nelle campagne lodigiane, e poca selvaggina sia per i problemi burocratico-amministrativi sia per il cambiamento della fauna selvatica, con una sempre maggior presenza di nocivi. Oggi la stagione di caccia parte in salita.

Nei due ambiti di caccia lodigiani gli iscritti quest’anno sono 2mila. Il calo consistente si è avuto l’anno scorso, ma anche per la nuova stagione dall’Ambito di caccia Laudense Nord sono venute meno un centinaio di doppiette, in parte surrogate da cacciatori foranei, bresciani, bergamaschi e milanesi. Sono una cinquantina gli iscritti fuori provincia accolti nell’ambito Nord, per un totale di 1300 associati scarsi. «I cacciatori nostrani sono sempre meno, è indubbio, solo in parte compensati dai forestieri – afferma il presidente dell’Ambito Silvio Sacchi -. La stagione si apre in modo normale però, a differenza dell’anno scorso. Scarseggiano un po’ i fagiani, nonostante i lanci fatti in estate, tanto che ne abbiamo programmati anche a stagione venatoria già aperta proprio per immettere un po’ di selvaggina. Il problema è la presenza di tanti nocivi: se si fanno lanci di selvaggina precoci, rischiano di finire preda delle volpi, davvero in numero molto elevato, se si fanno lanci tardivi, non fanno in tempo a inselvatichirsi. O per un motivo o per l’altro, non è la condizione ideale».

Di certo però è una condizione migliore dell’Ambito Sud. Gli 800 associati non avranno molta selvaggina, anche perché dopo la bocciatura del bilancio per le divisioni interne al Comitato, l’associazione è passata sotto la gestione provvisoria, senza la possibilità di fare spese, tranne quelle indifferibili e urgenti. A portare l’Ambito all’apertura della caccia è stato Enrico Rossi, presidente in uscita. Il commissario è stato appena nominato dal Pirellone, è Massimo Marracci, funzionario di Regione Lombardia. «Io ho cercato di mettermi a disposizione, ma evidentemente non c’erano le condizioni – dice Enrico Rossi -. Che qualcosa non vada nell’ambito è evidente, perché siamo arrivati al nono commissariamento. Mi spiace perché alla fine a rimetterci sono i cacciatori».

Situazione più tranquilla nel piccolo ambito di caccia di San Colombano, solo 80 iscritti. «C’è un po’ di carenza di lepri, ma per il resto non abbiamo problemi particolari, nonostante i tanti cinghiali in collina» spiega Pier Borrella, presidente dell’Ambito banino.


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