LODI Al Vegio la scrittura creativa diventa un esercizio di inclusione
Giusj Longo del Maffeo Vegio, docente di scrittura creativa

LODI Al Vegio la scrittura creativa diventa un esercizio di inclusione

La professoressa di sostegno Giusj Longo coordina il laboratorio di narrazione aperto a tutti

Cristina Vercellone

Quando la scrittura diventa strumento di democrazia siamo a scuola e, in particolare, al Maffeo Vegio di Lodi. Siamo con Giusj Longo, una laurea in filosofia alle spalle, docente di sostegno. La professoressa, infatti, ha guidato un laboratorio di scrittura creativa, ideato insieme alla docente Paola Bosi, che ha coinvolto tutti gli alunni, senza escludere i disabili e i professori. Il laboratorio è stato inserito all’interno del gruppo di inclusione che ha coinvolto anche le insegnanti Carla Torri, Chiara Germani, Camilla Colucci, Stefania Aiello e Daniela Marzo. Il laboratorio di scrittura, avviato 5 anni fa, è proseguito anche durante il lockdown con risultati sorprendenti. «Se siamo riusciti a portarlo avanti, però - ammette la docente - è solo perché c’era il gruppo alle spalle. Ogni mattina mandavo loro un video, un messaggio, una foto, raccontavo una storia, davo una consegna».

Tutte le lezioni sono state raccolte anche sul sito della scuola. Ad interessarsi al lavoro del Vegio, con delle riprese Tv, è stata anche la trasmissione “Report”, anche se poi non è andata in onda. Longo mostra il lavoro fatto sulla parola “Mano”. “Cosa fate con le mani?”. Un ragazzo disabile ha scritto “Mangio, carezza, no (perché gli dicono sempre di non toccare), tocco”. «È il fare - spiega Longo - che diventa formativo, il mettersi in gioco. Capita che qualcuno non si riconosca in quello che ha scritto l’altro e quindi ci troviamo a lavorare sulle rigidità. Sono loro i produttori di senso. La scrittura è democratica, perché dà a tutti la possibilità di esprimersi».

Quando lavorano sulle parole queste sono sempre scelte a caso. «Il caso è importante per sfruttare al meglio le loro potenzialità creative - annota la docente -. Con la lettera C, per esempio, abbiamo scritto le parole che iniziassero con quella lettera e poi abbiamo scritto delle frasi. L’esito è stato straordinario, così come quello nato dalla suggestione della peste. Ognuno ha scritto un racconto. Poi li ho messi tutti sul pavimento, li ho ordinati e mi sono accorta che sembravano tanti capitoli dello stesso libro».


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