Lodi, 77 anni fa il massacro dei partigiani: «Condanniamo la cultura dell’odio»
La cerimonia in viale Milano (Foto by Borella)

Lodi, 77 anni fa il massacro dei partigiani: «Condanniamo la cultura dell’odio»

Il vicesindaco: «Si ribellarono ai troppi diritti negati»

Oreste Garati, Ludovico Guarnieri, Ettore Maddè, Franco Moretti, Giancarlo Sabbioni; e poi ancora, pochi mesi dopo, Pietro Biancardi, Giuseppe Frigoli, Paolo Sigi, Ferdinando Zaninelli, Antonio D’Arco; e infine Rosolino Ferrari. Non si può cominciare senza ricordare, prima di tutto, i nomi dei giovanissimi partigiani fucilati dai repubblichini tra il 22 agosto del ’44 e l’8 marzo dell’anno successivo. Dopo 77 anni, la città di Lodi ancora li ricorda, e ieri ha aperto la consueta celebrazione in quello spiazzo un po’ nascosto tra la città e i campi, dove fu perpetrata la vigliacca esecuzione, senza alcun processo, e dopo atroci torture.

Dietro il Poligono di Tiro, nel luogo della fucilazione, sorge il cippo dove è stata deposta una corona, prima che Gennaro Carbone e Isa Ottobelli ricordassero brevemente l’accaduto insieme alle autorità. È stata proprio Isa Ottobelli, presidente dell’Anpi provinciale, a leggere la ricostruzione dei fatti, stilata dallo storico Ercole Ongaro, nel discorso da lei pronunciato sotto i portici del Broletto:

«È necessario conservare intatto e tramandare il ricordo di chi, con coraggio e spirito di sacrificio, scelse la strada più difficile e dolorosa per raggiungere la libertà, che non è una conquista definitiva, ma va difesa giorno per giorno. Dalla lotta di quei giovani partigiani è nata la Repubblica, è nata la nostra Costituzione».

Il ricordo dell’amministrazione è stato affidato al vicesindaco Lorenzo Maggi: «Il Comune di Lodi intende onorare le vittime, esprimendo vicinanza alle famiglie e agli eredi, e al contempo riconoscenza per quei ragazzi, semplici e simili a tanti altri, ma anche unici e straordinari, perché innamorati di un’idea, tanto da dare la vita per resistere alla sua sistematica demolizione. Guardando oggi ai nostri giovani, spero che la comunità lodigiana, a partire dalle istituzioni, sia stata capace di spiegare loro cosa significhi vivere una condizione di sottomissione e di negazione dei diritti, trovando la forza per reagire e non ridursi all’accettazione della violenza per paura o indifferenza».

Sia il vicesindaco che la presidente dell’Anpi hanno citato l’attuale situazione in Afghanistan, che secondo Maggi dimostra «quanto fragile e complesso sia l’equilibrio che regola i processi di affermazione duratura della libertà e della pace», mentre Ottobelli ha parlato di intervento “neocolonialista” occidentale e si è rifatta alla Costituzione per affermare che la guerra non deve essere un modo per risolvere le controversie internazionali.

E anche il ministro della Difesa Lorenzo Guerini, che sta vivendo in prima persona questi giorni di tensione in Medio Oriente, ha fatto pervenire una nota in cui esprime la sua vicinanza alla città di Lodi: «La ricorrenza dell’eccidio dei Martiri del Poligono ci richiama, oggi e sempre, a rinnovare il nostro impegno nella memoria attiva di una pagina di storia, tanto tragica quanto virtuosa, che appartiene al patrimonio nazionale dei valori di libertà e democrazia sui quali è stato costruito il nostro modello di convivenza civile, e allo stesso tempo esprime un senso di appartenenza civica alla nostra comunità locale, nel riconoscimento del coraggioso sacrificio dei giovani concittadini e patrioti che immolarono le loro vite».

La chiesa di San Filippo ha ospitato la Messa di suffragio celebrata dal vicario generale don Bassiano Uggé, che ha portato i saluti del vescovo Maurizio e ha affermato: «Il ricordo e il suffragio di questi martiri si fa condanna senza appello della cultura di odio e di morte che li resi vittime, e ci spinge a perseguire con rinnovato impegno la cultura della vita».


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