Lidia Cabrini, dalla Cina un aiuto per il Lodigiano

Lidia Cabrini, dalla Cina un aiuto per il Lodigiano

La 30enne di Orio Litta lavora da dieci anni in Cina da dove è riuscita a spedire 4mila mascherine: «Ma adesso voglio ritornare nella Bassa»

Lidia Cabrini ha 30 anni ed è originaria di Orio Litta. Da quando aveva 20 anni però vive in Cina dove si era trasferita per studiare quella lingua che ora le sta permettendo di aiutare parenti e amici lodigiani a ricevere le mascherine di cui hanno bisogno direttamente dal Paese dagli occhi a mandorla. Quella Cina che appena possibile però Lidia intende lasciare per tornare nella Bassa ad abitare e a riabbracciare i suoi genitori.

È stata l’emergenza sanitaria da Covid-19 a farle maturare questa decisione: il pensiero per la sua famiglia. In particolare per il papà che a Orio gestisce il supermercato del centro: proprio la sua elevata a esposizione al pubblico ha spinto la ragazza a mobilitarsi spontaneamente per reperire mascherine ed evitare che rimanesse senza.

In questo isolamento forzato, parlare con Lidia assomiglia a compiere un viaggio oltre confine. «Io vivo in Cina da 10 anni – racconta la giovane, un diploma in lingue al Maffeo Vegio di Lodi – e dopo 6 mesi dal mio arrivo già lavoravo per una azienda italiana di borse, ma in un paesino sperduto; in seguito ho lavorato per un’azienda di trasporti e infine per una catena di abbigliamento spagnola come responsabile del comparto Asia (lavoro appena lasciato, ndr)». Per questo, anche nell’ultimo periodo, l’oriese ha viaggiato molto e ha vissuto il progressivo mutare degli eventi: «Ho capito che la situazione si stava facendo più seria quando a metà gennaio sono andata in Corea e in Giappone: sapendo che arrivavo dalla Cina, le persone mi guardavano spaventate e qui ho acquistato mascherine e gel». Quindi il viaggio in Thailandia, ma per le vacanze del Capodanno cinese quando tutte le attività hanno chiuso senza più riaprire dando inizio al lockdown. E all’escalation delle misure di sicurezza: militarizzazione dei quartieri, controlli capillari. «Quando sono partita per Hong Kong invece era il 21 febbraio – racconta -, lo ricordo bene perché mia zia di Codogno mi scrisse del caso Covid-19 riscontrato all’ospedale di Codogno; il rientro da Hong Kong a Shangai non è stato facile - osserva -, perché avevo il passaporto italiano, quindi ero un’italiana, ma per fortuna io non mi ero fatta trovare impreparata e avevo tutte le carte utili».

La giovane si dice fortunata: «Io sono sempre stata bene, qui l’emergenza però è stata pesante; appena ho saputo dell’esplosione del Covid-19 nella Bassa, ho avuto paura per i miei e ho cominciato a fare un primo invio di mascherine per loro, ma ci sono volute 3 settimane per consegnarle; in seguito, grazie a dei miei colleghi cinesi, ho trovato qui un’azienda che produce materiale per presidi ospedalieri – conclude -: io faccio da tramite, ricevo le richieste e l’azienda spedisce». Lidia ha fatto spedire circa 4000 mascherine, distribuite fra Orio Litta, Brembio, Guardamiglio, Sant’Angelo e una onlus torinese che porta pasti a domicilio.


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