L’EDITORIALE Il Lodigiano ha saputo raccogliere le parole del Papa?
Lodi la visita di Papa Giovanni Paolo II alla Diocesi di Lodi il 20 giugno 1992

L’EDITORIALE Il Lodigiano ha saputo raccogliere le parole del Papa?

A trent’anni dal discorso pronunciato da Giovanni Paolo II agli amministratori del territorio

Il 20 giugno 1992, trent’anni fa, quando Giovanni Paolo II visitò la nostra città, il Lodigiano, l’Italia e l’Europa vivevano momenti particolari. Lodi e il suo territorio formato complessivamente da 61 Comuni (oggi sono 60) erano diventati Provincia dopo un lungo percorso che partiva dalla consapevolezza che l’area a sud di Milano aveva una propria storia, una propria dimensione sociale e culturale differente dalla metropoli. Il 23 maggio 1992 un attentato sull’autostrada nei pressi di Capaci, in Sicilia, era costato la vita al giudice Falcone: la mafia rialzava la testa e lanciava la sfida allo Stato. Qualche settimana prima, il 17 febbraio 1992 a Milano veniva arrestato Mario Chiesa: era l’inizio di Tangentopoli, lo scandalo che avrebbe portato alla fine della Prima Repubblica. L’Europa infine era scossa dalla guerra dentro le proprie mura: le armi tornavano a farsi sentire per la prima volta dalla fine della Seconda guerra mondiale e dai territori della Jugoslavia in pieno disfacimento arrivavano le immagini della guerra civile e della pulizia etnica.

In questo contesto, a meno di tre anni di distanza dalla caduta del muro di Berlino, Giovanni Paolo II parlò agli amministratori locali riuniti in piazza Broletto, consegnando loro un discorso talmente limpido e forte che oggi andrebbe affisso sui muri di ogni nostro municipio e fatto ascoltare ai nostri studenti.

Quando nel IV secolo il grande Bassiano entrò come Vescovo nella nuova Diocesi - disse Wojtyla - il territorio aveva già una sua fisionomia specifica, risalente all’epoca celtico-romana; ma fu solo col nuovo Pastore che iniziò a prender corpo e a consolidarsi quell’unità culturale che, attraverso vicende talvolta drammatiche, si è conservata fino a oggi. Il messaggio cristiano, qui come altrove in Europa, fornì, per così dire, l’anima di una nuova sintesi culturale e sociale, che nei secoli si concretizzò in una fitta trama di pievi, di parrocchie e di opere al servizio della fede e della carità”.

Colpiscono in particolare due passaggi, che uniscono il riferimento alla terra lodigiana e alla sua riconquistata autonomia e i fatti che dal palazzo di giustizia di Milano stavano sconvolgendo l’intero Paese. Il primo: “Mi rivolgo in special modo a voi, Amministratori, ai quali è affidato, per mandato dei cittadini, il patrimonio di valori morali, prima ancora che materiali, della Città: custodite questo patrimonio, integratelo, arricchitelo e trasmettetelo, per il bene dei figli di questa terra, di quanti vi sono ospiti, e anche di tanti fratelli che, pur lontani, ne possono trarre aiuto e conforto. Tutto ciò acquista singolare rilievo nel momento presente in cui, dopo un lungo cammino, Lodi è diventata Provincia. L’attuazione concreta della nuova circoscrizione richiede il contributo di ogni singolo cittadino e delle varie organizzazioni sociali e pubbliche. Ma dipende in primo luogo da voi, Amministratori pubblici, se la nuova Provincia, nelle sue strutture e ancor più nella prassi, recepirà e promuoverà i grandi valori antropologici e morali della vostra tradizione, così imbevuta della linfa cristiana. Se vi adopererete perché essa sia al servizio della vita dell’uomo, specie se povero ed emarginato, potrete contare sulla collaborazione generosa e leale della Comunità cristiana. Se vorrete che la famiglia e i centri di educazione vi siano protagonisti, potrete coinvolgere le migliori forze di questa Diocesi e ottenere che, nelle realizzazioni concrete, la libertà e la verità camminino insieme. L’odierna civiltà, che si avvia, carica di tensioni e di speranze, all’anno Duemila, ha bisogno di comunità locali capaci di ricavare dal loro patrimonio nuove energie di solidarismo, di attenta sollecitudine per gli autentici bisogni, di indirizzo e di sostegno per le giovani generazioni, di lavoro e di imprenditorialità generosa”.

Infine, il secondo passaggio del discorso del Papa: “Evitate con cura gli scogli dei particolarismi territoriali, ideologici, di categoria, e affrontate uniti i problemi più ardui, ricercandone la soluzione in atteggiamento di reciproca fiducia e di leale collaborazione. Accettate la sfida di questo momento veramente storico con retta coscienza e comportamento trasparente, con realismo critico, ma anche con sempre rinnovato entusiasmo”.

Attenzione ai poveri e agli emarginati, difesa del patrimonio valoriale, etica e comportamento trasparente da parte degli amministratori pubblici, solidarismo, sostegno alle giovani generazioni, capacità di andare oltre i particolarismi territoriali, ideologici e di categoria. Il territorio lodigiano, i suoi amministratori di ieri e di oggi, sono riusciti a cogliere appieno le grandi sfide tracciate dal Pontefice? Le parole di Giovanni Paolo II hanno dato frutto? Non del tutto, verrebbe da dire, se si osserva il tempo trascorso dalla storica visita a Lodi ai giorni nostri; anche se, in un mondo rivoluzionato dal tempo e dagli eventi, il Lodigiano resta un territorio con un’anima, da difendere e valorizzare. Molti dei protagonisti della stagione degli anni Novanta oggi non ci sono più o si sono ritirati dalla vita politica e amministrativa (volontariamente o al di là della propria volontà): le parole pronunciate dal Pontefice in piazza Broletto il 20 giugno 1992 restano tuttavia una bussola alla quale affidarsi per orientarsi verso il bene comune.

Sono un messaggio ancora attuale, che indica sfide e obiettivi da rilanciare con forza alla nuova platea degli amministratori locali lodigiani, molti dei quali, nel 1992, ancora non erano nati o sedevano sui banchi della scuola elementare.


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