Le campane tornano in cima al campanile di Marudo: «Simbolo in memoria  di chi ci ha lasciato»

Le campane tornano in cima al campanile di Marudo: «Simbolo in memoria

di chi ci ha lasciato»

Martedì la benedizione da parte del vescovo Maurizio

Un simbolo in memoria «di chi nell’ultimo anno ci ha lasciato», per i quali il vescovo aveva pregato al cimitero prima del ritrovo presso la chiesa parrocchiale e un messaggio di rinnovamento per la comunità, dedicato ai giovani, per comunicare loro «la nostra tradizione di fede e di solidarietà». È il vescovo Maurizio Malvestiti, ieri pomeriggio a Marudo, a salutare il ritorno a casa dopo il restauro delle antiche campane e la messa a dimora di una nuova campana a completare il concerto campanario del nuovo campanile, ricostruito ex novo in questi mesi, quarant’anni dopo il crollo di quello storico, avvenuto nel marzo del 1979. Un investimento singolare per la comunità di Marudo, che aspetta di risentire le campane dal vivo da decenni, sopravvissute al crollo del campanile e restaurate a cura di un’antica bottega emiliana, mentre la quinta è stata fusa ex novo, grazie al contributo di diverse famiglie del paese.

«Il suono delle campane si intreccia con la vita del popolo di Dio, scandisce le ore e i tempi della preghiera - ha detto il parroco di Marudo, don Carlo Granata, davanti alle campane posizionate ai piedi del nuovo campanile, progettato dallo studio Roberti e Ramaioli di Sant’Angelo Lodigiano -, chiama il popolo a celebrare la santa liturgia, segnala gli eventi lieti e tristi per tutta la comunità. Celebriamo dunque con esultanza questo rito di benedizione: la voce del campanile ricorderà a tutti che formiamo una sola famiglia in Cristo». Dopo la lettura evangelica, è il vescovo di Lodi a rivolgersi alla comunità, rappresentata anche dal sindaco, tramite le riprese video dell’evento, vista l’impossibilità di aprire le celebrazioni al pubblico.

«La scrittura dice che dobbiamo essere animati dalla carità: la vita non deve essere come un cembalo che tintinna. Marudo si prepara a sentire le nuove campane, quelle antiche e quella nuova, e non sarà un tintinnio, ma un suono convinto e disteso a festa per annunciare la gioia del Signore, di mestizia e rimpianto per coloro che ci hanno lasciato. Sono testimoni della nascita di chi ci ha preceduti nella fede e nella storia e del loro commiato da noi. Tra la gioia e il rimpianto, ci sono tutte le tappe della vita: ci accompagnano nei giorni feriali e festivi quale segno della comunità viva». Le campane, ha sottolineato il vescovo, dicono che «la comunità del Risorto non si ferma davanti a nessuna difficoltà, come la terra lodigiana, per prima attaccata da questa pandemia, ha saputo rimanere forte nell’ora della prova e porta nel cuore chi non ha potuto accompagnare». La nuova campana, poi, «è significativo che ci sia perché le generazioni si susseguono, ma rimane l’appartenenza a Dio Creatore e Padre che ci ha reso suoi figli nel battesimo: la dedichiamo ai nostri giovani per comunicare la tradizione di fede e di solidarietà che Marudo dimostra anche in questa impresa».


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