Lavoro, il 2012 inizia male

Si apre con i 17 licenziamenti collettivi per i quali la Artech Srl di Senna Lodigiana ha aperto la procedura di conciliazione, il 2012 del settore chimico e tessile nel Lodigiano. «Sono numeri che messi assieme superano quelli di una grande azienda», è l’allarme lanciato dal segretario di categoria della Cgil Francesco Cisarri.

Perché ai 17 posti a rischio di Senna ne vanno aggiunti altri 10, per ora a titolo di “cassa integrazione straordinaria per cessazione parziale di attività”, alla Eurosecco di Sant’Angelo Lodigiano, e ancora 8, sempre per “cessazione parziale”, alla Snips di Ossago, con uno scenario preoccupante anche per la Baerlocher di Lodi, dove si è deciso che la cassa integrazione straordinaria a rotazione, per un anno, riguarderà tutti e 92 i dipendenti e che i reparti di produzione rimarranno fermi per una settimana ogni mese; fino a poche settimane fa i sindacati speravano che la “cassa” in questa azienda potesse essere limitata a poche decine di lavoratori.

Artech conta in tutto 30 dipendenti: fondata nel 1998 da soci con esperienza nel settore, produce manufatti in materiale termoplastico, vetroresina e stampi, con clienti del calibro di Enel e Telecom. «Dobbiamo ancora incontrare l’azienda e chiederemo quantomeno che invece che di mobilità si pensi alla cassa integrazione - spiega Cisarri -. Non sappiamo ancora se la produzione verrà esternalizzata, ma il timore è che questa come altre aziende riducano la manodopera non, come avveniva in passato, per migliorare i profitti, ma per sanare i bilanci».

E ha confermato l’intenzione di trasformarsi in azienda commerciale la Snips di Ossago, che ha quantificato in otto gli esuberi, su un totale di 25 dipendenti: qui alla fine della settimana prossima si terrà in Regione l’incontro per la concessione della cassa straordinaria a zero ore per “stato di crisi”. La produzione degli articoli in plastica, ha fatto sapere l’azienda, sarà realizzata ancora in Italia, e non in Cina, ma da terzisti nella zona di Varese. E quindi il reparto non serve più.

Si spera invece in una ripresa dei consumi per la Eurosecco, lavanderia industriale di Sant’Angelo Lodigiano che, di 32 dipendenti, ne vuole mettere 10 in cassa integrazione straordinaria per tutto il 2012: l’azienda si occupa di lavaggio di tappeti e capi in pelle e cuoio raccolti dalle lavanderie che si trovano in città e paesi: le famiglie “tagliano” anche su questo tipo di spese. «Io spero che almeno questa non sia una cassa integrazione a termine», è l’auspicio di Cisarri; all’inizio della prossima settimana l’incontro obbligatorio in Regione.

Per la Baerlocher, l’accordo con i sindacati sulla cassa integrazione straordinaria per un anno che parte lunedì verrà perfezionato nei prossimi giorni in Assolodi: «Le commesse stanno scemando», si constata dalla segreteria provinciale della Filctem Cgil lodigiana. Le previsioni sono di una settimana di “cassa” al mese, a rotazione, per tutti, con modalità diverse per il personale amministrativo e commerciale rispetto agli addetti alla produzione: questi ultimi rimarranno a casa ogni ultima settimana del mese, quando i reparti saranno fermati. «La fabbrica, dopo l’esplosione di due anni fa, è tornata pienamente operativa e ultimamente non era attivo alcun ammortizzatore sociale - constata Cisarri -. L’accordo in Regione per quest’anno di “cassa” è già stato firmato, dobbiamo solo definire alcuni particolari, ad esempio incentivi per le mobilità volontarie, con le difficoltà che comporta il ritardo delle finestre pensionistiche».

Uno dei lavoratori di queste aziende, all’uscita di un’assemblea, ha fermato i sindacalisti: «Come farò, con 750 euro al mese, a pagare l’affitto e mantenere la moglie che non lavora e due figli?». «Sono drammi, la crisi è fatta di persone, non di numeri - conclude Cisarri -: sarebbe ora che la politica pensasse alla riqualificazione di tutti questi lavoratori, che hanno un know how che, restando a casa, va perso per sempre. Non riusciamo più, come territorio e come Paese, a creare nuovi posti di lavoro, noi sindacalisti ci sentiamo “becchini” di aziende. La mia impressione è che manchino anche persone motivate e realmente capaci, nei ruoli di potere, di fare una politica che ci porti fuori dalla crisi. I nostri genitori ci hanno lasciato le ditte in cui lavorare, noi cosa lasceremo ai nostri figli?».


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