L’appello a Draghi divide i sindaci del Lodigiano
Mario Draghi ai tempi della Bce

L’appello a Draghi divide i sindaci del Lodigiano

A livello nazionale, più di mille primi cittadini hanno condiviso la lettera per convincere il premier a restare a palazzo Chigi

Tanti convengono sulla necessità di un governo stabile per l’Italia, ma il metodo della “raccolta firme” per convincere il premier Mario Draghi a rimanere in sella non piace a tutti i sindaci del Lodigiano.Infatti, la situazione, a livello nazionale, è piuttosto confusa: dopo le dimissioni del presidente del consiglio, rifiutate dal Colle, si è aperta una fase di stallo in cui, sicuramente, a Roma si stanno tenendo colloqui e trattative più o meno nascoste, e nel resto d’Italia giornalisti e opinionisti fanno le loro congetture. Domenica, però, si è aperto un nuovo fronte, quello dei sindaci che hanno condiviso un appello perché il presidente rimanga al suo posto, onde evitare una situazione di instabilità politica in un periodo particolarmente delicato. Nel Lodigiano ci sono idee e pareri contrastanti, ovviamente: benché tutti condividano la necessità di stabilità politica di fronte alle criticità che affliggono il Paese, non è scontato che questa stabilità debba passare per Draghi e, ancor meno, che la permanenza del presidente al Governo debba essere chiesta anche con il metodo della raccolta firme. Sicuramente, a sostenere la causa di Draghi c’è al momento il sindaco del capoluogo, Andrea Furegato: «Ho firmato - spiega -. Non c’è molto da dire se non che ho condiviso questo appello che, tuttavia, ora si è allargato anche alle associazioni e non soltanto ai sindaci, come è giusto che sia». Simile linea anche per Osvaldo Felissari, sindaco di Lodi Vecchio. Tra i contrari all’appello Severino Serafini, sindaco di Massalengo, Elia Delmiglio di Casalpusterlengo, Costantino Pesatori di Castiglione d’Adda e Francesco Morosini di Tavazzano.

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