LA STORIA Il paese si mobilita per Mariama

Mamma del Niger ospite a Caselle Landi con i figli per un’operazione

Lasciando il Niger un anno fa, quando il rischio attentati si era fatto troppo alto e non poteva più restare, don Davide Scalmanini lo aveva promesso a Mariama: «Farò tutto il possibile per farti operare in sicurezza» le aveva detto, conscio che il sistema sanitario del Paese africano, dilaniato dalla guerra e al primo/secondo posto nella classifica dei Paesi più poveri al mondo, non sarebbe stato in grado di garantirle l’intervento di cui ha bisogno. Madre di sette figli e per quindici anni assistente sociale presso la missione in Niger dove il sacerdote ha prestato servizio nove anni, Mariama lunedì sarà operata alla tiroide all’ospedale di Codogno. «E se tutto andrà bene domenica sarà dimessa» spiega don Scalmanini, oggi parroco a Caselle Landi.

Perché la promessa l’ha mantenuta e il 7 settembre la donna è arrivata in Italia con due dei suoi figli, Hauoa che ha nove anni e Yacine di due anni e mezzo. Anche loro necessitano di cure: la bambina ha l’anemia falciforme e il fratello è soggetto a broncopolmoniti continue, dalle quali non riesce a guarire. Ed è una corsa contro il tempo, una staffetta che insieme a don Scalmanini stanno correndo la comunità di Caselle Landi e i tanti che nell’anonimato si stanno dando da fare per poter aiutare madre e figli prima che il 28 ottobre scada il permesso di soggiorno turistico che ha permesso loro di giungere in Italia. E debbano tornare in Niger. «Caselle è un paese molto accogliente e l’affetto non è mancato – spiega il sacerdote -. C’è una sorta di movimento globale della Parrocchia che è veramente grande, perché attorno al mondo della povertà si attiva una solidarietà che è trainante».

Così in paese c’è chi prepara il risotto e le patate al forno che porta la sera per cena a Mariama e ai suoi bambini, chi ha aperto la propria casa e li ospita a dormire la notte, e gli adolescenti si sono inventati una lotteria per sostenere le spese dell’intervento di lunedì della donna. Un “movimento” sì, circolare. Ecco cos’è, un “girotondo”. Cui Hauoa e il fratellino Yacine guardano con riconoscenza e lo stupore di chi ha negli occhi le case e le strade distrutte del proprio Paese, il rumore della paura che sa solo chi vive in uno perennemente in guerra. E sarà un caso ma «la cosa bella, che mi ha colpito – riflette don Scalmanini -, è che le prime due parole che hanno imparato sono “ciao” e “grazie”, cioè il saluto e il senso di gratitudine».

Il 24 dicembre Hauoa compirà 10 anni. Quel giorno del 2011 don Davide la vide nascere, era arrivato in Niger l’1 dicembre, da appena un mese, e quella vita che nasceva in mezzo a tanta sofferenza, proprio la vigilia di Natale, fu come un segno della sua missione. Tant’è che «la chiamo Natalie, perché è nata a Natale» spiega il sacerdote. Che col Paese africano ha mantenuto un legame di cuore. Succede «quando vivi in un contesto di estrema povertà per cui la tua presenza è un forte apporto per la sussistenza». E una promessa è un’ancora di salvezza.

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