CODOGNO La sommelier: «Anche il vino ha un altro sapore»
Elisabetta Luciano

CODOGNO La sommelier: «Anche il vino ha un altro sapore»

La consigliera comunale Elisabetta Luciano spiega come è cambiato il lavoro

Mascherina in volto, sorrisi accoglienti addio, nessuna spiegazione sui vini e sui piatti. Il Covid-19 e l’emergenza epidemiologica cancellano gran parte del lavoro di sommelier in sala. E se i corsi riprenderanno a breve, almeno quelli dell’Associazione Italiana Sommelier, gli eventi, le manifestazioni e le degustazioni sono tutte cancellate. E la passione rischia di restare in soffitta ancora a lungo. Il lavoro no, anche se è cambiato.

«Oggi il lavoro in sala nei ristoranti è completamente diverso da prima, a partire dal fatto che siamo tutti mascherati – spiega Elisabetta Luciano, sommelier con compiti di maitre alla Locanda San Latino di Castelleone, consigliere comunale a Codogno -. Una volta accoglievamo il cliente all’ingresso, lo accompagnavamo al tavolo, spiegavamo tutto il menu e la carta dei vini. Ora è tutto diverso. Temperatura all’entrata, i clienti si siedono dove indicato, trovano un menu su carta usa e getta, la carta dei vini arriva a richiesta, plastificata e viene sanificata dopo ogni lettura. E non c’è più il dialogo con il cliente, il consiglio dibattuto, la scelta insieme del vino. Oggi ordina il cliente, oppure si affida al sommelier. Fine». E non solo, perché tutto il rituale del vino è cambiato: «Non c’è più l’azione di annusare il tappo, non c’è più l’assaggio iniziale, la condivisione delle sensazioni – prosegue Elisabetta Luciano -. Oggi si stappa il vino, si lascia il tappo sul tavolo e si invita il cliente, se avverte qualche gusto non appropriato a chiamarci. Si perde tutta la ritualità del vino, si perde tutta la relazione con i clienti. Per chi ama il vino era un elemento importante di confronto, parte integrante del piacere della cena. Oggi è tutto diverso, ma lo si fa per la sicurezza dei clienti e degli operatori. Speriamo che presto si possa tornare alle nostre vecchie, piacevoli abitudini». Alla fine però non è nemmeno questo l’aspetto meno piacevole della ristorazione al tempo del Covid. «L’aspetto più svilente di tutti è la mascherina – afferma Elisabetta Luciano -. Ci dicono tutti di sorridere con gli occhi, ma non è la stessa cosa. Non c’è più il sorriso all’ingresso, che era il vero benvenuto al cliente, non c’è più tutto il labiale della spiegazione e dell’assaggio, la gestualità è sparita. Tutto l’aspetto magico del rapporto con il cliente è perso dietro una mascherina. L’unica cosa positiva è che la gente ha voglia comunque di uscire, di gustarsi una cena gourmet, di riprendere il piacere di mangiare fuori. I tavoli sono distanziati, e i clienti meno inevitabilmente. Però dopo tre mesi si lavora, e nel fine settimana con buoni numeri».


© RIPRODUZIONE RISERVATA