La protesta dei medici della Castellini: «Le istituzioni ci hanno lasciato da soli»

La protesta dei medici della Castellini: «Le istituzioni ci hanno lasciato da soli»

I geriatri della Fondazione di Melegnano, la casa di riposo più grande del Sudmilano, prendono posizione dopo i numerosi decessi tra gli ospiti

«Dov’erano le istituzioni quando sono scoppiati i focolai nei reparti e siamo stati lasciati soli a gestire la nostra emergenza?». È solo uno dei passaggi della lettera-sfogo dei medici della Fondazione Castellini Onlus di Melegnano, la maggiore Residenza sanitaria assistenziale del Sudmilano con 365 posti letto, che nelle ultime settimane si trovano anch’essi a fare i conti con la grave emergenza legata al coronavirus. «Sin da quando è scoppiata la pandemia, la Fondazione è sempre stata attenta e puntuale nell’attuazione delle disposizioni ministeriali e regionali, ma sapevamo che, pur con tutte le cautele, un virus tanto contagioso avrebbe trovato il modo di insinuarsi anche nelle nostre Rsa, dove avrebbe di certo provocato un disastro - incalzano nella lettera il direttore sanitario Irene Pellicioli con i medici Giulia Maria Antonietti, Lorenzo Chiesa, Chiara Nodari, Benedetta Panni, Serena Sarra, Rosaria Torchetti e Barbara Vitaloni -. Eppure tutti si sono dimenticati di noi, salvo accorgersene adesso che, chissà come mai, tanti anziani sono morti nelle Rsa».

In base alla lettera inviata mercoledì 15 aprile ai familiari dai vertici della Castellini, a quella data erano 45 gli ospiti deceduti con sintomi riferibili al Covid-19, per 18 dei quali è stata accertata la positività al coronavirus. «Dov’erano le istituzioni quando chiedevamo tamponi che non ci venivano dati, se non con il contagocce?» continuano i medici. «E dov’erano quando i nostri impiegati dell’ufficio acquisti cercavano spasmodicamente le introvabili mascherine e gli altri dispositivi di protezione individuale? Per fortuna la Castellini è forte e, non senza fatica, i dispositivi non ci sono mai mancati, ma non certo grazie agli aiuti esterni. Dov’erano le istituzioni quando sono scoppiati focolai nei reparti e siamo stati lasciati soli a gestire la nostra emergenza? E dov’erano quando i nostri colleghi si sono ammalati prestando servizio ai pazienti?».

I medici della Fondazione ribadiscono di essersi sempre impegnati per fornire le cure più adeguate, a cui si è accompagnata una costante attività di aggiornamento con i colleghi ospedalieri per gestire una malattia che nessuno conosceva. «Da mesi sentiamo in televisione il bollettino dei morti negli ospedali e sull’intero territorio - affermano ancora i dottori della Castellini -: come si poteva pensare che in Rsa non sarebbe stato lo stesso se non peggio? Eppure la delibera di giunta del 30 marzo emanata da Regione Lombardia stabiliva che per i pazienti di “età avanzata superiore ai 75 anni e presenza di situazione di precedente fragilità nonché presenza di più comorbilità, è opportuno che le cure vengano prestate nella stessa struttura per evitare ulteriori rischi di peggioramento dovuti al trasporto e all’attesa in pronto soccorso. A tali ospiti occorre misurare la saturazione periferica di ossigeno, secondo le indicazioni allegate. Nel caso di bassa saturazione somministrare ossigenoterapia. Se il paziente è terminale si allegano le linee guida per “Protocollo di sedazione terminale/Sedazione palliativa”. Non solo ci dicono che è “opportuno” non mandare i nostri pazienti in ospedale, ma addirittura ci suggeriscono ovvietà come quella di somministrare ossigenoterapia in caso di bassa saturazione e ci allegano le procedure per la sedazione terminale: come se le procedure per la sedazione palliativa non le conoscessimo già. Adesso sentiamo che si aprono fascicoli in procura e arriveranno i Nas a controllare cosa sta succedendo. Ma se pensano che in Rsa si lavori così male, invece di avviare indagini a pandemia conclusa, perché le istituzioni non vengono adesso a vedere con i loro occhi come vengono curate le persone da noi? Perché non hanno pensato di mandarci consulenti infettivologi e fornirci informazione specifica? E perché non vengono a vedere come stiamo noi, poveri operatori sanitari in Rsa? Siamo stanchi per il duro lavoro, isolati e mortificati, ma continueremo a combattere, abbiamo perso qualche battaglia, ma intendiamo vincere la guerra. Andiamo avanti con orgoglio e coraggio, ma non chiamateci eroi, siamo solo geriatri»


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