La pandemia morde, a Lodi per i tassisti non c’è più lavoro
Un taxi parcheggiato alla stazione ferroviaria di Lodi

La pandemia morde, a Lodi per i tassisti non c’è più lavoro

Lo smart working e i divieti di circolazione mettono in ginocchio gli operatori del settore

In sette ore di attesa, in un giorno intero di servizio, c’è chi ha fatto salire due persone in tutto. Due corse in sette ore, venti euro di fatturato. «In sostanza non pago neanche la benzina, tra andata e ritorno verso casa, la mattina, a pranzo e la sera». A raccontarci i giorni tutti uguali, fatti di attese infinite e di strade semi-deserte, come in un incubo che si ripete, è Diego Civitiello, uno dei tassisti in servizio a Lodi città. Ieri mattina, insieme ad altri due colleghi, era a garantire la presenza del servizio sul piazzale della stazione, come ha fatto anche negli altri giorni di questo secondo lockdown che, anche se più soft rispetto al primo, riserva a molte categorie di lavoratori giornate di immobilismo. Tra chi è costretto alla chiusura dal decreto che detta le limitazioni più stringenti in assoluto qui in Lombardia – come in Piemonte, Valle d’Aosta e Calabria e da oggi anche nella provincia autonoma di Bolzano – e chi invece può ufficialmente lavorare, come i tassisti che anzi devono garantire un servizio pubblico, ma in realtà sono costretti a vivere solo di attese. Perché di persone da trasportare in luogo o nell’altro della città non ce ne sono. «Che dobbiamo fare? Siamo qui, aspettiamo, non possiamo fare altro – spiega anche Giovanni Di Risio, un altro tassista che vive giorni di attesa - : Lodi non è una città prettamente turistica. Solitamente nel corso dell’anno lavoriamo con le grandi aziende, dalla Banca Popolare, alla Zucchetti, a Erbolario, a Ibsa. Ce ne sono tante qui d’eccellenza. Oggi però anche gli spostamenti per lavoro, che sono comunque possibili, sono pochissimi: le aziende autorizzando spostamenti e trasferte solo se non è possibile procedere in altro modo, ma si cerca ovviamente di evitare. Anche gli anziani non ci sono più in giro: le visite non le possono fare, gli spostamenti sono ridotti al minimo, soprattutto per loro poi». Giovanni, molisano d’origine, fa il tassista da quindici anni. «Ne abbiamo viste tante e passerà anche questa – racconta ancora - : il nostro servizio si differenzia rispetto a quello delle grandi città, perché ciascuno di noi ha dei contatti specifici, una clientela costruita negli anni. Se dovessimo stare qui solo ad aspettare solo che suoni il telefono o che qualcuno scenda dal treno con una necessità, non potremmo andare avanti. Anche perché in stazione oggi passa pochissima gente e in più ci mettiamo a rischio a stare qui in attesa per ore». La richiesta, a chiare lettere, anche dai lavoratori di questo settore, è di un anno bianco fiscale. «Ora il 15 novembre dovrebbe arrivare un ulteriore aiuto, ma il 16 novembre dovremmo già pagare l’anticipo Inps sui contributi del prossimo anno: a che servirà quindi l’aiuto? Le tasse dovevano essere azzerate per quest’anno, altrimenti così non possiamo farcela»


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