«Ancora nessuna risposta sulla morte di nostra figlia»

«Ancora nessuna risposta sulla morte di nostra figlia»

Appello dei genitori della piccola Alice di Vidardo, morta in sala parto il 23 dicembre scorso: la famiglia non ha notizie dell’indagine della Procura

«Nostra figlia è morta a dicembre e non abbiamo ancora avuto notizie da nessuno». I genitori della piccola Alice, deceduta in sala parto all’Ospedale Maggiore di Lodi, il 23 dicembre scorso, non si dà pace. «Sono passati nove mesi - dice - e mon sappiamo come sia andata la valutazione interna dell’Asst, nè come sta procedendo l’inchiesta aperta dalla Procura».

Dal canto proprio il direttore sanitario dell’Asst Gabriele Perotti fa sapere che neppure l’ente è a conoscenza dell’esito dell’autopsia e che per via dell’inchiesta in corso non è possibile dare conto dell’esito dell’audit interno dell’Asst.

A seguire la famiglia è l’avvocato Domenico Musicco, presidente dell’Associazione vittime incidenti stradali sul lavoro e malasanità.

«”Avete già avuto una bambina, vedrete che la seconda verrà alla luce in poco tempo”, ci aveva detto il personale - racconta Bonati -. Mia moglie è arrivata in ospedale il 23 dicembre, alle 3 di mattina, dopo la rottura del sacco». La bimba sembrava stesse bene. In sala parto, invece, le cose si sono complicate.

«Sentivamo gli operatori che parlavano tra loro e dicevano che bisognava girare la testa della bambina. Hanno praticato la manovra di Kristeller (si tratta di una manovra contemporanea con la contrazione. Consiste nell’applicazione di una spinta a livello del fondo dell’utero con lo scopo di facilitare l’espulsione della testa fetale in fase espulsiva avanzata, ndr)- racconta il papà della piccola -. Facevano cambiare posizione a mia moglie. Non riuscivamo a capire cosa stesse succedendo. Hanno allertato il pediatra e quando è nata l’hanno portata in terapia intensiva neonatale. Erano circa le 11. Più tardi ci hanno chiamati e ci hanno comunicato che la bimba era deceduta». Siamo andati da lei, abbiamo chiesto di poterla prendere in braccio». I genitori sono andati dalla piccola e hanno chiesto di prenderla in braccio. È stata dura allora e lo è ancora adesso. «Non ci daremo pace - dicono - fino a quando non verrà alla luce la verità».


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