La mamma muore, lei incassa la pensione

La mamma muore, lei incassa la pensione

Casalinga accusata di una truffa durata 4 anni patteggia

Dieci mesi di carcere, con pena sospesa, ma anche una causa civile intentata dall'Inps per 58.676 euro oltre a interessi e spese legali: tanto sta costando a una casalinga 52enne di Graffignana l’aver incassato per quasi quattro anni, dal febbraio del 2003 al novembre del 2007, la pensione della madre morta.

La donna, ieri in tribunale a Lodi, alla prima udienza del processo, ha preferito patteggiare: «Una scelta meditata - spiega l'avvocato Maria Ingrid Baroni - di fronte alla quale, però, non dobbiamo dare per scontato l’esito del contenzioso civile che sta per aprirsi». L’accusa per la donna era di truffa, aggravata perché commessa ai danni di un ente pubblico, cioè l’Inps, che era pronto a costituirsi parte civile attraverso l'avvocato Mario Roberto Tarzia di Milano. Il patteggiamento dà alla parte offesa solo il diritto al rimborso delle spese legali e l’Inps, per non gravare ulteriormente il debito della donna, ha rinunciato alla costituzione. Non prima, però, di aver avviato il procedimento civile.

La madre della graffignanina era morta ultrasettantenne nel febbraio del 2003. Da tempo però aveva difficoltà di deambulazione e la figlia aveva la delega per ritirare la sua pensione presso uno sportello postale di Casalpusterlengo. Celebrati i funerali, la figlia avrebbe dovuto immediatamente informare l’Inps del decesso e, naturalmente non presentarsi più a ritirare la pensione. Invece, secondo l’accusa, la comunicazione obbligatoria non era stata effettuata e i ritiri in posta erano proseguiti fino a quasi tutto il 2007. Quando l'Inps aveva effettuato alcuni controlli a campione nel Lodigiano: da una parte aveva chiesto ai municipi gli elenchi anagrafici dei deceduti, dall’altra aveva inserito gli stessi dati nei computer con le posizioni pensionistiche e il terminale aveva subito evidenziato che la donna di Graffignana doveva, quantomeno, dei chiarimenti all'ente previdenziale.

La donna, convocata, non è stata però in grado di fornire una copia della segnalazione di morte all’Inps. La procura, ricevuta la querela dai responsabili provinciali dell’istituto e compiute alcune verifiche, ha citato direttamente a giudizio la 52enne. La quale non ha avuto nemmeno l’occasione di spiegare perché sia andata avanti a ritirare per così tanto tempo la pensione che, doveva ben saperlo, non era più dovuta.

La donna al momento è senza lavoro e la restituzione dell’intero importo all’Inps potrebbe essere problematica.

Ma non si tratta dell’unico caso nel Lodigiano e nel Sudmilano: in autunno infatti la procura della Repubblica di Lodi aveva chiesto altri quattro rinvii a giudizio per circostanze simili, tutte su segnalazioni dell'Inps di Lodi.

La media è di una denuncia all’anno e la condanna per la truffa aggravata può arrivare a cinque anni di carcere. Per questo, visto anche l'importo che secondo l'Inps la 52enne non doveva incassare, l'avvocato Baroni non nasconde soddisfazione per l'entità della pena, che avrebbe potuto essere anche molto più alta.


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