«La didattica a distanza è una prova difficile, ma ci insegna a studiare da soli ed è importante in vista dell’università. Ma non va bene per tutti»
Una protesta in piazza contro la didattica a distanza (Foto by Archivio)

«La didattica a distanza è una prova difficile, ma ci insegna a studiare da soli ed è importante in vista dell’università. Ma non va bene per tutti»

La testimonianza “controcorrente” di una studentessa di Massalengo

La didattica a distanza non è esente da problematiche: si impara sicuramente di meno rispetto alle lezioni in presenza, e la possibilità di copiare viene spesso sfruttata dagli studenti. Ma alcuni ragazzi, giunti ormai alla fine o quasi del proprio percorso scolastico, riescono a cogliere in questa modalità un’opportunità per esercitarsi a essere maggiormente autonomi nello studio e nella preparazione alle verifiche in vista dell’università, dove è fondamentale saper gestire bene i propri tempi. Tra di loro c’è una ragazza di Massalengo che frequenta la quarta liceo scientifico: «In Dad c’è maggiore attenzione verso il tempo: ora le lezioni durano 45 minuti anziché 55, e alcuni professori tendono a spiegare più velocemente per restare in pari con il programma - racconta - e a fine lezione ci sono dieci minuti in cui dovremmo studiare da soli. Effettivamente, sfruttando questo tempo a leggere e segnare ciò che non si capisce e chiedere chiarimenti alla lezione successiva è di aiuto. Anche se così possiamo imparare a diventare più autonomi questa resta una prova difficile, stiamo facendo anche un’ora pomeridiana di lezione e pur essendo in linea con il programma non impariamo quanto imparavamo ormai due anni fa».

Anche le verifiche rappresentano un nodo cruciale: «Dove è possibile si cerca di interrogare, perché è più facile controllare se lo studente è preparato o no - continua la studentessa -, ma quelle di matematica e fisica restano scritte. In alcuni casi i controlli non sono difficili da eludere, mentre alcuni docenti adottano misure molto strette, a volte anche esagerate: c’è chi per esempio chiede di poter vedere contemporaneamente lo studente, le sue mani e lo schermo del suo computer, oppure chiedono di non indossare le cuffie, di stare a due metri dal computer e che la stanza sia vuota. Molti vedono la Dad come un’opportunità per alzarsi la media e, contrariamente a quanto succedeva con le lezioni in presenza, chiedono di poter fare le verifiche il prima possibile, prima di un eventuale ritorno in classe. Mirea, che per raggiungere la scuola da Massalengo deve prendere il pullman e il treno, si sente comunque più sicura a non dover viaggiare, anche se «i controlli ci sono sempre. Il treno chiaramente si presta di più al distanziamento, anche se i trasgressori non mancano, mentre in pullman, anche se gli spazi sono più stretti e i passeggeri sono di più che su rotaia, ho sempre visto gli autisti controllare che le regole siano rispettate, a volte contando anche quante persone c’erano a bordo» commenta.

Quanto ai rapporti con i compagni, la prospettiva di uno studente quasi alla fine del suo percorso è «sicuramente diversa da quella di un bambino: per loro l’aspetto relazionale è importante, i liceali hanno in genere rapporti più stretti con chi abita nello stesso paese o nelle vicinanze. Con il resto della classe non c’è questa relazione, ma comunque ci si sente e ci si vede quando è possibile». Tra due anni la studentessa inizierà l’università: «L’impianto misto potrebbe essere una buona opzione da mantenere, ma io preferirei poterla frequentare in presenza».


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