La carica virale ora è più forte, in ospedale a Lodi 2-3 casi al giorno
Test pungidito in ospedale

La carica virale ora è più forte, in ospedale a Lodi 2-3 casi al giorno

I medici invitano a non abbassare mai la guardia

Covid, il virus riprende forza. Dopo l’estate è aumentata la carica viremica della malattia. Mentre prima i pazienti che arrivavano in pronto soccorso, all’ospedale Maggiore di Lodi, erano debolmente positivi, quindi il rischio virologico era poco significativo, adesso sono pienamente positivi. La viremia è più alta ed è più alta, perciò, la possibilità di infettare. In media, anche se ci sono dei giorni in cui non c’è nemmeno un caso positivo, per esempio da venerdì a domenica, ci sono sempre tra i 2 o i 3 pazienti positivi in pronto soccorso. Un trend costante dal mese di giugno. Quello che è cambiato, anche se lievemente, è appunto la carica del virus. È come se, dopo una fase di quiete, ci fosse una sorta di risveglio. Ieri, per esempio, sono risultati positivi due pazienti, uno con la febbre e uno arrivato per un’altra patologia. In genere comunque si tratta di persone asintomatiche, alcune inviate a casa perché stanno bene, dal punto di vista clinico. I casi da ricoverare, pochi a dire la verità, anche se i numeri, al momento, non sono disponibili, vengono inviati nell’ospedale di Pavia perché quello di Lodi, che ha fatto scuola durante la pandemia, ora è stato dichiarato covid free.

«La curva epidemica si sta alzando, e così anche il numero di persone ricoverate in terapia intensiva - ha detto in queste ore Alessandro Vergallo, presidente nazionale di Aaroi-Emac (Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani) -. E i malati di Covid-19 che vengono ricoverati in questi reparti non sono meno gravi di quelli arrivati a marzo o aprile. Non ci convince quanto detto da alcuni in questi mesi che il virus sia diventato meno aggressivo. La curva epidemica sta risalendo, così come i casi in terapia intensiva, che hanno un’età media più bassa. Per fortuna siamo lontani dal livello di allarme rosso dei mesi di marzo e aprile, grazie - rileva - al contenimento sociale». Non siamo «allarmisti - ha ribadito in un’intervista al Tg4 -, ma il fatto che non sia stato debellato e nemmeno morto è un dato che deve far riflettere. Occorre tornare alla normalità, ma con tutte le precauzioni. Non possiamo rischiare in alcun modo di tornare al mese di marzo».


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