Kabul è caduta in mano ai talebani: gli occidentali se ne vanno, civili in fuga verso l’aeroporto
Un gruppo di talebani all’interno del palazzo presidenziale di Kabul

Kabul è caduta in mano ai talebani: gli occidentali se ne vanno, civili in fuga verso l’aeroporto

È partito il volo con gli italiani, l’arrivo è previsto nel pomeriggio di lunedì

I talebani sono pronti a dichiarare la rinascita dell’Emirato islamico dell’Afghanistan dal palazzo presidenziale di Kabul, a 20 anni dalla caduta del precedente governo a seguito dell’attacco degli Stati Uniti e degli Alleati. L’avanzata dei mujaheddin è stata inarrestabile, e l’offensiva dei combattenti è arrivata in mattinata alla periferia della capitale. Una delegazione dei talebani è entrata nel palazzo presidenziale per il trasferimento del potere. Nel pomeriggio la stampa afghana ha dato la notizia della partenza dal Paese del presidente Ashraf Ghani, che, secondo alcuni media, avrebbe accettato di dimettersi e sarebbe volato verso il Tagikistan. L’informazione è stata successivamente confermata dal presidente dell’Alto Consiglio per la riconciliazione nazionale Abdullah Abdullah. All’aeroporto di Kabul sono partiti i voli per evacuare il personale delle ambasciate e i cittadini occidentali, oltre agli afghani che hanno collaborato con Usa e Nato. Lunedì pomeriggio è previsto l’arrivo in Italia del personale dell’ambasciata e dei nostri connazionali. Sabato dalla Farnesina è arrivato l’appello agli italiani presenti in Afghanistan a rientrare tramite il volo messo a disposizione dall’Aeronautica militare.

I civili hanno cercato di fuggire da Kabul. Molte persone sono scappate a bordo delle proprie auto, paralizzando il traffico. Alcuni sono scesi dai veicoli per proseguire a piedi in direzione dell’aeroporto. I talebani hanno cercato di rassicurare la popolazione dicendo che «non ci sarà vendetta contro nessuno» e che verranno rispettati i diritti delle donne. Ma la paura tra i civili cresce.

Un ospedale di Kabul ha riferito che «più di 40 persone» sono rimaste ferite in scontri nella periferia e sono state ricoverate. Allarmante anche la situazione all’aeroporto, dove molti Paesi occidentali hanno trasferito quel che resta delle ambasciate. Gli Usa hanno esortato i cittadini a mettersi al riparo dopo che sono stati segnalati spari nello scalo. La Nato sta aiutando a tenere l’aeroporto funzionante, nella notte i marines hanno sparato in aria per tenere sotto controllo la spinta disperata dei civili in fuga.

La bandiera degli Stati Uniti è stata rimossa dall’ambasciata, un gesto simbolico che segna la fine della presenza ventennale di Washington sul territorio. Il segretario di Stato Usa Antony Blinken ha difeso il ritiro affermando che l’obiettivo della missione statunitense è stato raggiunto e che l’esercito afghano non è stato in grado di difendere il Paese. Il premier Boris Johnson parlando in un’intervista televisiva ha esortato all’unità i Paesi di Nato e Onu e ha fatto appello per non riconoscere il governo dei talebani.


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