Joel, è stato un impatto devastante:  le domande sulla velocità del camion
Kikuaku Bisengimani Joel

Joel, è stato un impatto devastante:

le domande sulla velocità del camion

«A che velocità correva quel Tir?». È la prima risposta che viole avere l’avvocato Denis Nunga Lodi, cui si è affidata la famiglia del ventenne Joel Kikuaku Bisengimani di Lodi, rimasto ucciso domenica mattina alle 8.30 sulla variante esterna della via Emilia a Tavazzano per uno scontro frontale tra la sua Fiat Punto nera e un camion frigorifero da oltre 12 tonnellate. Le condizioni della vettura dopo l’impatto apparivano impressionanti, e ora trapela che anche il giovane automobilista aveva subito lesioni gravissime, incompatibili con la vita. La procura della Repubblica di Lodi ha deciso di non eseguire l’autopsia e la famiglia, mamma, papà, un fratello e una sorella maggiori e un fratello minore, che abita da circa un anno in via Raffaello a Lodi, quartiere San Fereolo, ha deciso che i funerali saranno celebrati qui in città. La famiglia è originaria del Congo ma Joel era cittadino italiano.

Joel domenica mattina ritornava a casa da Milano, dopo aver passato la serata con i suoi amici, dato che era cresciuto a Milano in zona Corso Lodi, ed essersi fermato da un conoscente a dormire. «Non mi aspetto che emergeranno violazioni nel comportamento di guida di questo ragazzo - prosegue l’avvocato - mi dicono tutti che era molto prudente». Nonostante la giovane età, aveva già fatto diverse esperienze lavorative e grazie al suo diploma da elettrotecnico era attualmente occupato presso un’importante realtà elettromeccanica di Lodi. Inoltre parlava tre lingue.

«Joel era un ragazzo ambizioso, che voleva costruirsi una vita solida e che non beveva e non fumava - lo ricorda in lacrime un amico di Milano, Paul Monga - aveva anche un carattere d’oro. Non voleva litigare mai con nessuno e se c’era qualche discussione cercava di rimettere tutti d’accordo. Aveva due passioni: il lavoro e la palestra. E quando andavo in auto con lui, non l’ho mai visto superare i 70 all’ora». Sulla dinamica dell’incidente mortale, con il camionista 46enne che se l’è cavata con una contusione al ginocchio, la polizia stradale di Lodi prosegue le indagini nel massimo riserbo.

«Sono andato a vedere quella strada - aggiunge l’avvocato della famiglia - e mi ha fatto paura. Ho visto auto e camion andare fortissimo, e secondo me quella situazione, di una curva che sembra un rettilineo, è strutturalmente pericolosa. Scriverò alla prefettura, alla procura e anche al sindaco, mi fa piacere che si fosse già attivato, perché serve un autovelox».n 
C. C.


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