Investire su formazione e ricerca: alla Festa dell’Unità la ricetta di Cottarelli
Carlo Cottarelli alla Festa dell’Unità

Investire su formazione e ricerca: alla Festa dell’Unità la ricetta di Cottarelli

A Lodi l’intervento del direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici sul Recovery plan

Piano nazionale di ripresa e resilienza: quali sono i suoi punti fondamentali? Quali gli obiettivi e le criticità che intende combattere? Questo l’argomento dell’incontro “Recovery plan: una piattaforma per il rilancio dell’Italia”, svoltosi ieri sera allo Spazio dibattiti della Festa de l’Unità del Lodigiano. Ospiti del dibattito, introdotto dalla segretaria provinciale dem Roberta Vallacchi, che in apertura ha illustrato una sintesi del NextGenerationEu, lo strumento per il rilancio dell’economia messo a disposizione dall’Unione europea che assegna all’Italia un prestito pari a 235 miliardi, e coordinato dal segretario regionale Pd Vinicio Peluffo, il docente universitario e direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani Carlo Cottarelli e l’eurodeputato Pierfrancesco Majorino. L’economista ha esordito partendo da una spiegazione sul Pnrr: «La prima “r”, di “ripresa”, non si riferisce solo a quella post Covid: il reddito tornerà ai livelli pre-Covid all’inizio del prossimo anno – ha spiegato – noi vogliamo cambiare il tasso di crescita media economica italiana, che nei vent’anni precedenti al 2019 è stato pari a 0, portandolo al 2% anno della Germania dei 10 anni precedenti al Covid, anche per le giovani generazioni, che sempre più spesso scelgono di trasferirsi all’estero: solo una parte di questi fondi è a fondo perduto, il resto invece va a restituito e impatterà sul debito pubblico italiano; per questo è importante la crescita a tali ritmi. La seconda “r” invece sta per ”resilienza”, il termine il cui significato è riconducibile all’essere in grado di resistere agli shock. Significa che adesso ci sono i soldi per affrontare lo shock del Covid, ma che con questo piano dovremo rendere la nostra casa, l’Italia, in grado di resistere alle crisi senza chiedere aiuto all’Europa, come i Paesi del Nord del continente». La domanda è, quindi, se questo piano sarà in grado di raggiungere gli obiettivi che si prefigge. A questo proposito, l’opinione di Cottarelli è ottimista: «La strategia è valida, perché coglie i problemi principali dell’economia italiana – ha spiegato –: la forza lavoro cresce poco, quindi se vogliamo un aumento del reddito deve aumentare la produzione annua dei lavoratori. Fondamentale a questo proposito è l’investimento, fisico e intellettuale. Per quanto riguarda la prima categoria, necessarie sono delle riforme della pubblica amministrazione, per lo snelllimento della burocrazia e per la velocizzazione della giustizia. Farebbe bene anche una riduzione della tassazione per le imprese, che però non fa parte del Pnrr, a differenza delle prime, e fondamentale è anche un altro punto del Piano, ossia maggiore investimento in pubblica istruzione, formazione e ricerca». Di taglio più politico invece la riflessione di Majorino, che ha sottolineato la «portata innovativa a livello europeo, una grande dimostrazione di solidarietà interna di segno opposto rispetto alle politiche di austerity portate avanti in passato – ha detto – e l’innovazione nel voler essere uno strumento che non vuole mettere una toppa ma spingere al cambiamento. Importante l’attenzione a istruzione, formazione e welfare, e speriamo che possa essere un modo per affrontare tabù di natura fiscale, come la tassazione delle multinazionali».


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