Intervento “salvavita” al Predabissi
L’esterno dell’ospedale di Vizzolo Predabissi. L’intervento di rimozione e ricostruzione è durato circa cinque ore

Intervento “salvavita” al Predabissi

I chirurghi specialisti hanno operato una 43enne che si presentava con una predisposizione genetica

La scoperta di un piccolo nodulo dolente, il dubbio confermato da visite e accertamenti, la paura che cresce con la consapevolezza di aver sviluppato un tumore ad alto rischio di recidiva, e la decisione, meditata e valutata con cautela, professionalità e attenzione, di sottoporsi ad un intervento drastico ma potenzialmente “salvavita”. È il percorso seguito da una 43enne del Sudmilano che ha scoperto, la scorsa estate, di avere un carcinoma lobulare localizzato alla mammella sinistra, scoperta certamente devastante a livello psicologico ma che ha visto mettersi in moto tutti i meccanismi previsti dalla Breast Unit dell’Asst Melegnano Martesana, un team specializzato e composito, una sorta di “squadra d’attacco” che mette assieme medici oncologi ma anche chirurgi plastici, psicologi, senologi e radiologi per definire una strategia a tutto tondo nel guidare e sostenere le pazienti nella battaglia contro il cancro. L’esperienza vissuta dalla 43enne ha visto l’intervento, in prima battuta, di Mauro Bassi, chirurgo senologo della Breast Unit, che dopo i primi esami di routine ha confermato i timori iniziali: carcinoma alla mammella sinistra di dimensioni già significative. La donna, viene subito presa in carico dall’équipe di oncologia diretta da Andrea De Monte. A metà aprile il ciclo di chemioterapia è terminato. La risposta è buona, si può operare. Solo che, oltre al sospetto che il tumore possa essere recidivante, la donna, che anche madre, sviluppa una forma di “cancerofobia”, il timore fortissimo che la situazione possa ripetersi e chiede quindi di togliere non solo la mammella malata, ma anche quella sana. «In termini tecnici – spiega il dottor Bassi – si tratta di mastectomia profilattica. Per intenderci, un intervento simile a quello cui si è sottoposta l’attrice Angelina Jolie» cui era stata diagnisticata una predisposizione genetica allo sviluppo di forme tumorali. La paura della paziente ha trovato ascolto nei medici della Breast Unit che, consapevoli comunque che l’operazione prevede «criteri e procedure molto rigide», hanno messo in moto la macchina prevista: «La donna in questo caso era affetta da una forma tumorale che anche a distanza di tempo poteva ripresentarsi nell’altro seno- prosegue il dottor Bassi - abbiamo quindi eseguito i necessari test genetici. Contattato il reparto di chirurgia plastica del Policlinico San Donato, con cui collaboriamo da anni, fissando la data dell’intervento».

Operazione decisamente “straordinaria”, prima mai realizzata per la Asst Melegnano Martesana, che è stata compiuta lo scorso maggio dall’équipe chirurgica che, in poco meno di 5 ore, non solo ha effettuato una «mastectomia bilaterale con preservazione del complesso areola capezzolo, senza alterare la funzionalità del muscolo grande pettorale», sottolinea Bassi, ma anche innestato « due protesi rivestite di una particolare “guaina” realizzata in materiale biologico simile al collagene del nostro corpo che ne permette il posizionamento immediato in sede pre pettorale». A distanza di un mese la donna non ha riportato nessuna complicanza, ed ha anzi potuto evitare ulteriori sedute in sala operatoria. n


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