In tre milioni per curare i non autosufficienti

Invisibili ma indispensabili perché sono loro a prendersi cura dei familiari non autosufficienti: malati gravi, disabili, anziani, tossicodipendenti, etilisti. Si tratta dei caregiver familiari, secondo l’Istat un esercito di più di 3 milioni di persone, prevalentemente donne con famiglia e figli, di età compresa tra i 45 e i 55 anni, impegnate ogni giorno in una media di sette-otto ore di accudimento diretto e dieci-undici di sorveglianza, spesso costrette a lasciare il lavoro e con il doppio di probabilità, rispetto ai coetanei, di sviluppare problemi di salute. Ma oggi si sta diffondendo – mancano ancora dati precisi – anche la presenza di ragazzi e giovani adulti che accudiscono genitori o fratelli. Figure irrinunciabili e non riconosciute. Per questo è urgente una legge-quadro nazionale. Se ne è parlato lo scorso31 marzo, a Roma, a Palazzo Montecitorio, al convegno “Riconoscimento di ruolo e valorizzazione del caregiver familiare”, promosso dalla cooperativa “Anziani e non solo” (Ans) di Carpi (Modena) e da Carer (associazione Caregiver Emilia Romagna), nel corso del quale sono state illustrate due proposte di legge depositate nelle scorse settimane alla Camera e al Senato, auspicando un rapido avvio della discussione.I due testi sono stati elaborati sul modello della legge regionale vigente da due anni in Emilia-Romagna – prima e finora unica regione a dotarsi di una normativa che riconosca l’attività di cura e di assistenza dei familiari – esempio, ha spiegato Lalla Golfarelli, presidente Carer, “che oltre al Parlamento nazionale sta ispirando anche alcune assemblee regionali. Sono sei – Abruzzo, Campania, Lazio, Marche, Piemonte e Sardegna – quelle dove è stata presentata una proposta di legge sulla figura del caregiver con finalità analoghe alla normativa approvata a Bologna nel marzo 2014”. Ad ampliare l’orizzonte geografico è Francesca Centola, coordinatrice della rete europea Eurocarers, secondo la quale i caregiver in Europa sono 100 milioni. Forti le differenze tra Paese e Paese: dal sistema di assistenza a lungo termine fornito e finanziato dallo Stato svedese che sostiene i pochi caregiver presenti, al “grande affidamento” che fa l’Italia su queste figure alle quali non viene però riconosciuto alcun supporto, al dovere dei figli, sancito dalla costituzione estone, di prendersi cura dei genitori non più autosufficienti. Per restare in ambito europeo, sono dieci i punti della Carta europea del caregiver familiare (2009) illustrata da Gaetano Santonocito, consigliere Confederazione europea delle associazioni familiari.“Il ruolo del caregiver deve essere riconosciuto, valorizzato, integrato nel sistema dei servizi, quale punto della rete territoriale di un welfare di comunità”, sostiene Loredana Ligabue, direttore di Ans e ispiratrice della legge regionale dell’Emilia Romagna. Di qui l’importanza, tra l’altro, che i datori di lavoro “sviluppino modalità organizzative flessibili e rispondenti ai bisogni reali del lavoratore caregiver”, che “welfare aziendale e welfare territoriale avanzino di pari passo e in coerenza con la riorganizzazione dei servizi pubblici”, che il costo della cura e la perdita di reddito “non aumentino il rischio povertà che oggi milioni di caregiver affrontano”.“Disposizioni per il riconoscimento e il sostegno dell’attività di cura e assistenza familiare” è il titolo della proposta di legge n.3527, presentata alla Camera lo scorso 12 gennaio e illustrata da Edoardo Patriarca (Commissione Affari sociali), primo firmatario. Nove articoli per introdurre, tra l’altro, l’obbligo per le Regioni di prevedere politiche di supporto con aiuti concreti, sostegno psicologico, informazione, formazione ai caregiver; misure per favorire accordi con i datori di lavoro su orari flessibili e per l’istituzione di un “fondo ferie solidale”, e con le compagnie di assicurazione per polizze mirate e scontate. Previsti sgravi fiscali per le spese di cura sostenute dai caregiver e il riconoscimento di crediti formativi per quelli, in aumento negli ultimi anni, che si trovano in età scolastico-universitaria.“I primi due articoli utilizzano parole poco impiegate nelle legislazioni – come cura delle persone care intesa come bene sociale – inducendo cambiamenti sostanziali nel lessico della politica”, osserva Patriarca.I caregiver familiari non hanno solo funzione “privata, familiare”, sono “figure di sostegno anche del nostro welfare”, sostiene Ignazio Angioni (Commissione Lavoro previdenza sociale del Senato), primo firmatario della “Legge quadro nazionale per il riconoscimento e la valorizzazione del caregiver familiare” (n. 2266), composta anch’essa da 9 articoli molto simili al testo della Camera. “Non chiediamo allo Stato di rinunciare al proprio ruolo – chiarisce -. Questo ddl richiede anzi un ruolo attivo del pubblico nelle reti di assistenza territoriali, non si pone l’obiettivo di esaurire tutti i problemi ma anzi ne apre di giganteschi in materia di lavoro (tempi di conciliazione, permessi, rapporti con l’Inps)”.Da Patriarca l’auspicio di “portare la legge a casa” entro fine legislatura. “I tempi che ci attendono – conclude – sono sconosciuti. I testi devono essere incardinati, ma nel frattempo occorre mantenere una forte pressione virtuosa a sostegno dell’iter legislativo”.

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