Impianto gas di Cornegliano, piano di emergenza: «Il rischio “zero” non esiste»

Impianto gas di Cornegliano, piano di emergenza: «Il rischio “zero” non esiste»

Gli scenari prevedono perdite che possono generare una fiammata

«Il rischio zero non esiste, allora è bene mappare gli scenari con eccesso di prudenza». A dirlo Roberto Biagini, oggi vicesindaco a Cornegliano, ma anche ex fondatore e coordinatore del Comitato Ambiente e Salute nel Lodigiano, venerdì sera, in aula consiliare, relatore del piano di emergenza esterna per il maxi stoccaggio da 2,2 miliardi di metri cubi. «Questo piano è un punto di partenza e ci sono questioni su cui non siamo d’accordo, condivise con tutti i sindaci della concessione grazie al tavolo di coordinamento che abbiamo istituto e già con il Prefetto abbiamo concordato poi un’integrazione al documento» ha introdotto il sindaco Claudio Moneta, davanti agli altri sindaci presenti, Severino Serafini di Massalengo, Nicola Buonsante di Borgo San Giovanni, Stefano Guerciotti di Pieve Fissiraga, poi gli assessori Simone Fabiano, con delega all’ambiente a Lodi Vecchio, e Cristian Livraghi, sempre con delega alle politiche ambientali ma a San Martino in Strada.

Sindaci uniti «per la tutela della salute e della sicurezza dei cittadini - ha chiarito Biagini -, un’unione importante anche su altri fronti, come il caso Itelyum, e che ci ha portato a elaborare 14 pagine di osservazioni al piano di emergenza che non ci soddisfa pienamente: quando l’abbiamo preso in mano per la prima volta, mancavano del tutto previsioni sulla chiusura della viabilità in caso di incidente, come non erano previsti piano di evacuazione».

Tra le osservazioni dei sindaci, quelle sulla microsismicità, «che oggi non era possibile integrare per mancanza di dati scientifici e che oggi stiamo ottenendo e analizzando insieme a Ogs, l’istituto nazionale di oceanografia e geofisica di Trieste, grazie al nostro consigliere e geologo Emmanuele Cavalli».

Gli scenari di rischio consistono in perdite di gas che possono trovare sulla loro strada un innesco e generare getti di fuoco, che oltrepassano i confini della recinzione solo nella zona della centrale e del cluster A, in zona nord e sud, rispettivamente per 30 e 15 metri oltre i muri perimetrali. E se ci sono stati cittadini che hanno espresso più di un timore, Biagini ha spiegato «che si tratta di scenari predittivi basati su metodi di calcolo statistici, ma la statistica può essere smentita e può non accadere nulla».

La responsabilità di dare l’allarme è in capo al gestore, coinvolti in caso di incidente tutte le forze dell’ordine del territorio e la protezione civile. In capo al Comune anche l’utilizzo di mezzi con altoparlanti per avvisare i cittadini strada per strada. Tra i consigli per la popolazione, quello di stare in casa con le finestre chiuse.


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