Lodi, il virus “entra” a Santa Chiara

Lodi, il virus “entra” a Santa Chiara

Confermato l’alto numero di decessi nella casa di riposo, i sindacati chiedono più dispositivi di protezione e tamponi per ospiti e operatori. La direzione sanitaria: «È una situazione difficile, noi li curiamo come se fossero in pronto soccorso»

«Quarantatré morti dal 20 febbraio a Santa Chiara. Una situazione che mette tristezza». A dirlo è la rappresentante della Uil Rosy Messina e, a confermarlo, è il direttore sanitario, il medico Domenico Furiosi. Un tema quello dei decessi nelle case di riposo, e tra gli anziani a domicilio e in ospedale, che genera sgomento e impotenza anche tra gli operatori, oltre che tra i famigliari. La Residenza sanitaria Santa Chiara ha scritto in queste ore una lettera ai parenti degli ospiti per informarli in merito alla situazione in atto. «La preoccupazione dei parenti è tanta», annota il medico Furiosi.

«Per quanto ci riguarda - dice Messina - vorremmo chiedere che siano assegnate mascherine più sicure e maggiori dispositivi al personale. Oggi (ieri, ndr) hanno distribuito le mascherine più protettive, ma prima hanno utilizzato sempre quelle chirurgiche. Le operatrici sono per la maggior parte donne, con una media di 50 anni. Poi è triste vedere gli anziani che muoiono lontano dai famigliari, anche se so che, in questo caso, Santa Chiara non c’entra, anzi, gli operatori sono bravissimi e si prodigano per testimoniare la loro vicinanza, sono fantastici. Mi chiedo anche se la struttura abbia provato a fornire la mascherine agli ospiti. Ci chiediamo poi perché gli operatori non vengano sottoposti ai tamponi».

A sollevare il problema dei tamponi, ieri, sia per quanto riguarda gli operatori che per gli ospiti, sono stati anche i famigliari. «I deceduti sono tanti, ma di qualche unità in meno rispetto a quanto diffuso dai sindacati - spiega Furiosi -. Una parte di questi decessi, purtroppo, era attesa e riguardava pazienti in cure palliative. I sintomi negli ospiti poi sono diversi da quelli descritti. Le febbri, spesso sono febbricole che poi scompaiono, per poi ricomparire, magari con puntate elevate, subentrano difficoltà respiratorie e muoiono. Non possiamo fare i tamponi, purtroppo. Li fanno eseguire solo in pronto soccorso. Forse ora la Regione li sbloccherà e comincerà a farli agli operatori che, non sapendo di essere eventualmente positivi, possono contagiare gli ospiti. La fragilità degli anziani, in Rsa, ma anche a casa, è tale che basta una normale influenza a mietere vittime. La situazione è pesante per tutti, anche perché questi anziani muoiono soli. Noi cerchiamo, almeno, di far comunicare gli ospiti, con i famigliari, attraverso i tablet, con delle videochiamate».

Per quanto riguarda le mascherine, annota Furiosi, «la normativa dà l’ok per quelle chirurgiche. Prima siamo partiti con quelle filtranti, poi non le hanno più inviate, adesso abbiamo trovato le Fpp2. Il problema sono le scorte. È un tema non indifferente. Fai l’ordine e poi non arriva nulla. Adesso forse stanno sbloccando i rifornimenti. Per quanto riguarda gli anziani, noi la facciamo indossare ai sintomatici. Non è facile perché gli anziani non le sopportano. I malati vengono isolati in stanze dedicate e trattati con antibiotici e ossigenazione ad alti flussi. Abbiamo mandato in pronto soccorso solo alcuni anziani che non sapevamo si sarebbero aggravati.».


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