Il valore dei giornali di provincia
«Il Cittadino» fresco di stampa alla tipografia CSQ di Erbusco (archivio)

Il valore dei giornali di provincia

L’editoriale del direttore del «Cittadino» Lorenzo Rinaldi

L’immaginario comune vede il giornalista con in mano il taccuino, per la strada, alla ricerca della notizia del giorno. Una dimensione un poco desueta - oggi fare giornalismo è anche molto altro - che tuttavia esercita ancora grande fascino su quanti decidono di intraprendere questa strada. Sarà forse anche per questa ragione che Francesco, nel Messaggio per la 55esima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, che si celebra domenica 16 maggio, fa riferimento al giornalismo di strada e alla necessità di verificare i fatti sul campo. “Per poter raccontare la verità della vita che si fa storia - scrive il Papa - è necessario uscire dalla comoda presunzione del “già saputo” e mettersi in movimento, andare e vedere, stare con le persone, ascoltarle, raccogliere le suggestioni della realtà, che sempre ci sorprenderà in qualche suo aspetto”.

Francesco invita i giornalisti a consumare le suole delle scarpe, denunciando “il rischio di un appiattimento in giornali fotocopia, dove il genere dell’inchiesta e del reportage perdono spazio e qualità a vantaggio di una informazione preconfezionata, di palazzo, autoreferenziale, che sempre meno riesce a intercettare la verità delle cose e la vita concreta delle persone”. Francesco avverte che “anche il giornalismo, come racconto della realtà, richiede la capacità di andare laddove nessuno va: un muoversi e un desiderio di vedere”.

È lo stesso insegnamento che, nel nostro piccolo, cerchiamo di trasmettere ogni giorno ai nuovi giornalisti che si affacciano alla professione dalle colonne del «Cittadino» (e in qualche caso poi fanno strada…), convinti che, utilizzando ancora le parole del Papa, “nella comunicazione nulla può mai completamente sostituire il vedere di persona”.

Ma l’invito a consumare le suole delle scarpe, a non fermarsi all’apparenza, è rivolto ogni giorno, con forza, anche a quanti non sono giornalisti di primo pelo e hanno sulle spalle anni di esperienza. Mai adagiarsi, mai dare nulla per scontato perché l’errore è dietro l’angolo ed è pubblico, evidente agli occhi di tutti!

Consumare le suole delle scarpe è quello che fanno, ogni giorno, nel silenzio, migliaia di giornalisti dei quotidiani locali, in tutta Italia. Ed è un lavoro che costa fatica e che va sostenuto, a maggior ragione in questi tempi complicati in cui il web sembra essere diventata l’unica bussola. Invece è proprio grazie al lavoro dei cronisti dei quotidiani locali se l’informazione non è appiattita. Sono loro a scovare le storie che poi vediamo sui grandi quotidiani e in televisione. E non è sempre facile, perché la forza di persuasione di una testata locale non è la stessa di un network nazionale e perché le minacce e le querele fanno più male ai piccoli e vengono utilizzate, sovente con la complicità di mediocri avvocati senza scrupoli, per cercare di silenziare l’informazione.

Invece i giornali locali vanno avanti e offrono un servizio insostituibile alla democrazia. Ecco perché dobbiamo voler bene alle nostre testate di provincia, e le dobbiamo proteggere in questa fase di vorticoso cambiamento perché rappresentano la voce dei nostri territori e danno spazio agli ultimi, agli emarginati, anche se le loro storie spesso non fanno vendere copie, non “accendono” l’entusiasmo dei pubblicitari e dunque non finiscono fra i “trend topics” dei social network.


© RIPRODUZIONE RISERVATA