IL PUNTO Vaccini e Green pass, vizi pubblici e private virtù
Manifestanti e forze dell’ordine sabato in piazza Duomo a Milano

IL PUNTO Vaccini e Green pass, vizi pubblici e private virtù

L’editoriale del direttore del «Cittadino» Lorenzo Rinaldi

Lo scorso giovedì 18 novembre a margine del giornaliero resoconto sui contagi, Regione Lombardia ha diffuso una comparazione sui dati del Covid del 18 novembre 2021 rispetto a quelli di un anno prima, il 18 novembre 2020, quando la campagna vaccinale ancora non era iniziata.

Giovedì 18 novembre 2021 sono stati effettuati 135.080 tamponi (38.100 il 18 novembre 2020) con una positività sui tamponi dell’1,2 per cento (nel 2020 era del 20 per cento); i ricoveri in terapia intensiva negli ospedali lombardi alla data del 18 novembre 2021 erano 56 contro i 903 del medesimo giorno dell’anno prima; i ricoveri non in terapia intensiva 584 contro gli 8.323 del 2020; i cittadini vaccinati al 18 novembre 2021 erano il 90 per cento della popolazione vaccinabile lombarda contro lo 0 per cento dello stesso giorno dell’anno prima.

Non è necessario essere un medico (ma è bene ascoltarli) per capire che, dati alla mano, la campagna vaccinale a cui hanno aderito in misura massiccia i lombardi sta dispiegando i propri effetti.

Così come non serve aver studiato statistica (ma è saggio dar retta a chi lo ha fatto) per rendersi conto che nelle regioni italiane con un basso tasso di vaccinazione (pensiamo alla Sicilia o alla provincia autonoma di Bolzano) la situazione generale risulta oggi assai precaria o quantomeno decisamente peggiore di quella lombarda, regione che, quanto a interscambio di persone e merci non è seconda a nessuno e dunque potenzialmente più esposta al rischio.

Mercoledì 17 novembre il ministro della Difesa Lorenzo Guerini, intervenendo a Roma a un convegno dedicato alla sanità militare, ha ricordato l’impegno profuso da medici e infermieri dell’esercito per fronteggiare il Covid, anche in piccoli comuni come Castiglione d’Adda (dove a febbraio/marzo 2020 mancavano i medici di famiglia) o in prima linea per i tamponi al Parco tecnologico padano di Lodi e per i vaccini a Sant’Angelo Lodigiano. Il ministro ha chiuso il suo intervento richiamando il concetto di interesse collettivo, superiore a ogni altra esigenza personale: «Le misure assunte in questi quasi due anni hanno consentito di fronteggiare l’emergenza: abbiamo pagato comunque un prezzo altissimo, ma l’abbiamo fronteggiata efficacemente. Queste misure sono state vissute dagli italiani con grande responsabilità e dignità e questo sforzo non può essere vanificato. Dobbiamo fare in modo che la libertà di ciascuno non vada a inficiare l’interesse collettivo e fare in modo che se ci sono comportamenti irresponsabili vengano sanzionati, perchè ci sono in gioco il bene di tutti e la salute della comunità».

Giovedì 18 novembre infine l’Ansa ha battuto la seguente notizia: « Deputata No Vax Cunial può entrare alla Camera senza il Green pass ». In estrema sintesi, l’onorevole Sara Cunial - eletta convintamente dai 5 Stelle e poi espulsa con imbarazzo dagli stessi grillini per le proprie posizioni contro i vaccini - pensa sia un proprio diritto non esibire il Green pass, ritenendosi al di sopra di tutti gli altri italiani.

A fronte dell’iniziale diniego a frequentare la Camera, l’onorevole (anche se in questa storia di onorevole c’è ben poco) ha scelto la via “giudiziaria” e il presidente del Consiglio di appello Andrea Colletti ha stabilito che esiste il “periculum” di un danno ai diritti di Cunial, quelli di esercitare il suo mandato parlamentare. Dunque per ora la parlamentare potrà continuare a frequentare Montecitorio senza mostrare il Green pass, anche se sarà allestito un percorso differente rispetto agli altri 629 deputati che il Green pass lo esibiscono.

Una vicenda per nulla edificante che “premia” la deputata convintamente No Vax e umilia il senso di responsabilità degli italiani, a partire da quel 90 per cento di lombardi che, avendone i requisiti, hanno scelto di vaccinarsi per il loro bene e quello della comunità in cui vivono e lavorano. Suonano dunque più forti che mai le parole dei vescovi italiani, che nel Messaggio per la Giornata della vita hanno affermato: «Non sono mancate manifestazioni di egoismo, indifferenza e irresponsabilità, caratterizzate spesso da una malintesa affermazione di libertà e da una distorta concezione dei diritti (...) tali comportamenti e discorsi hanno espresso una visione della persona umana e dei rapporti sociali assai lontana dal Vangelo e dallo spirito della Costituzione ».


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