«Il Creato calpestato si ammala e stanno male anche le persone»

«Il Creato calpestato si ammala e stanno male anche le persone»

A Caselle Landi davanti a 500 fedeli il vescovo di Lodi monsignor Malvestiti invita a un nuovo amore per l’ambiente

È una serata che parla della voglia di ricominciare, una serata di preghiera e di confronto sui temi più profondi della contemporaneità, nella consapevolezza che, «la memoria di ciò che è stato rimane incancellabile dentro di noi e sostiene però il bisogno condiviso di ripartire» e che «con il seme della Resurrezione la memoria è già futuro».

Sabato sera, almeno cinquecento persone si sono riunite per la celebrazione della Giornata del Creato nella suggestiva piazza di Caselle Landi, «nella bassa pianura lodigiana, bella e profonda, colpita per prima nel nostro Paese dalla pandemia ma uscita per prima dalla sua fase più acuta e intenta con prudenza, pazienza ma anche intraprendenza e grande speranza». La serata, organizzata dall’Ufficio della Pastorale Sociale con la collaborazione del Comune e della parrocchia di Caselle, ha visto intrecciarsi il ricordo dei difficili mesi della pandemia con la necessità di guardare a un futuro migliore per la famiglia umana nella casa comune della Creazione.

«Difficoltà sociali ed economiche si affacciano all’orizzonte, ma la solidarietà le terrà a bada» ha detto il vescovo di Lodi monsignor Maurizio Malvestiti, rivolgendosi poi ai rappresentanti dello Stato, della Regione e della Provincia, ai sindaci presenti, per esprimere la richiesta che «le pubbliche istituzioni confermino il sostegno necessario a rimarginare le gravi ferite tuttora aperte». Ha ricordato quindi tutti i defunti, le difficoltà vissute da tutti i lodigiani e in primis dalle comunità della zona rossa, rappresentate dai sindaci e dai sacerdoti dei vicariati di Casalpusterlengo e Codogno che, con il vicario generale, hanno concelebrato. Partendo da una riflessione sul valore del perdono che alimenta la fraternità, il vescovo ha quindi chiesto «per la Creazione nella quale viviamo, che sia colta in tutta la sua fraternità nei nostri confronti». «La Creazione che non è mai da sfruttare – ha proseguito -: se calpestata si ammala e con essa si ammalano le persone: il Creato è da curare, e ancor prima da custodire in buona salute con rinnovati stili di vita, col possibile coinvolgimento ecumenico e interreligioso elaborando una strategia educativa integrale in sinergia con la comunità civile».

Una sinergia espressa simbolicamente anche durante la serata, con l’illuminazione tricolore del castello e le tre bande presenti (di Castiglione, Casale e Maleo) che hanno intonato l’inno nazionale.

«Ricordare che tutto è relazione, ritornare sui nostri passi ravvedendoci dallo squilibrio che abbiamo provocato, riposare per non spingere la Creazione e il lavoro oltre i limiti che tutto ha, finché siamo nel tempo, e poi riparare i rapporti compromessi e iniqui: questi sono gli impegni che ci affida Papa Francesco affinché possiamo rallegrarci nella crescente sensibilità ecologica che dà speranza a tutti cominciando dai deboli e dai poveri». Un cammino in cui le giovani generazioni procedono con più convinzione di quelle che le hanno precedute, meritando il sostegno della famiglia, della società e della scuola. Concludendo l’omelia, il vescovo ha espresso la propria vicinanza proprio ai giovani che stanno ricominciando le lezioni, chiamando accanto all’altare alcuni studenti e docenti perché firmassero con lui una lettera di incoraggiamento al mondo della scuola.


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